giovedì 24 dicembre 2020

Ninnanna

"Ninna nanna bel tesoro
nel tuo mondo tutto d'oro
Questa notte è luna piena
e per te una cantilena
che proviene dalla luce
mentre tutto intorno tace.
Ninna nanna stella mia
atterrato sul pianeta
proprio come una cometa
a segnar col tuo ditino
quanto bello sia il destino.
Dormi dormi amore mio
nel silenzio dell'oblio
che nasconde col suo velo
tutto quello che è nel cielo.
Fai la ninna, fai la nanna
che domani è un altro giorno
benedetto è il tuo ritorno."
( sulle note di BERCEUSE - Op. 57 in si bemolle minore di Frederich Chopin - impeccabilmente suonata da Valentina Lisitsa) (Berceuse significa appunto Ninnananna)


https://youtu.be/FZtBwlxL0Aw



venerdì 25 settembre 2020

Come roccia di mare


La notte mi porta a te
mio stesso cuore
al tuo splendore di donna
fugace sensazione
anelito per questo corpo
roccia di mare
che si porge all’onda 
per esserne ricoperta sferzata sommersa
e pronta per la prossima onda che tu sei
spumeggiante
e di nuovo come quella roccia
ricoperto io stesso
sferzato sommerso e travolto
infine. 

Altra sorte non voglio
altro passaggio io nego 
che non sia attraverso il suadente invito della tua voce
e la delicatezza delle tue mani
appena posate nel loro viaggio d’amore e di passione
sul mio prato sfiorito. 
 
E’ buio intorno 
mentre lontano da te 
senza la luce del tuo sguardo che rapisce
- e dentro ad esso la tua anima che esulta come la mia - 
ancora ti chiedo perdono 
per non averti cercato 
abbastanza.


sabato 13 giugno 2020




Sei venuta a cogliermi

Sei venuta a cogliermi
Sul ramo più alto
Di questa pianta che ha nome
Solitudine
Cresciuta nel giardino incantato
Di questo pianeta vociante
Che insiste nel suo viaggio
Incurante e assorto
Nei mille e mille pensieri
Dei propri egoismi.

Ho affondato io stesso radici
Nella terra dell'origine
E di tempo in tempo
Di ramo in ramo
Mi sono confuso
Tra le foglie delle estati roventi.
E ho dormito sonni agitati
Negli inverni dell'attesa
Quando le notti si facevano
Lunghe e gelide e silenziose
E intorno
tutto ed ogni cosa sembrava
Sfumare
Dentro alla nebbia mattutina
Che un sole appena tiepido
Riusciva a stento a far evaporare.

Ti osservavo impaziente
Mentre ti facevi strada
Tra i rami robusti
E qualche nido di merlo
E ti arrampicavi
Con coraggio e cautela
Con le braccia protese
E le gambe possenti a trovare appoggi
Solidi
tra le pieghe marcate
Del divenire.

Ora sento il calore
Inconfondibile
Della tua mano che mi sfiora
Benevola e amorevole
E mi invita al banchetto nuziale
Nel tempo della fine
E dell'inizio
Della partenza
E del ritorno

Eccomi
Sono qui
Ti ho aspettata nella infinità
di tempo e di spazio
Ora davvero succoso e dolcissimo
E profumato frutto
Sul finire del ramo più alto
Tra le foglie più ondeggianti
Alla calda brezza della sera
Di questo infuocato
E rassicurante tramonto.

Eccomi dunque
Amica mia
Mia amata
Mia sposa
Che hai nome
Tenerezza.






Tutti i diritti riservati ai sensi legge 633/1941


lunedì 11 maggio 2020




Ci sono viaggi… e sentieri


Ci sono viaggi… che ci troviamo come costretti ad interrompere…perché ci siamo scoperti impreparati…o perché impauriti di fronte ad una situazione imprevista…oppure perché con la mente - e talvolta con il cuore- non ci siamo ancora liberati dalle fatiche e anche da ricordi e rimpianti e rimorsi dei percorsi precedenti.
Viaggi che talvolta interrompiamo per l’impazienza di arrivare alla mèta, magari senza la disponibilità interiore all’attesa del compimento secondo il tempo dell’altra e dell’altro…senza considerare che c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo.

E non sono certo la fatica o le giornate e le notti che sembrano non passare più…e l’attesa oltre il nostro personale limite stabilito dai confini delle nostre fragilità…non sono queste le vere ragioni dell’abbandono.
Nel momento di abbandonare il viaggio, capita, quasi sempre, che troviamo presunte colpe fuori da noi, ipotetiche ragioni nostre che sono veri e propri inganni della mente, alibi furbescamente costruiti da un Ego che cerca soltanto conferme per avvalorare le tesi del suo agire, del suo volersi imporre ad ogni costo, che si riverbera infine con prepotenza nei nostri comportamenti, nelle nostre parole, nei nostri pensieri.

E, abbandonando il viaggio, abbandoniamo i nostri compagni, le nostre compagne, a volte i nostri confini primordiali… e la nostra vocazione, cioè lo scopo stesso per il quale avevamo intrapreso quel viaggio e non altro.
Interrompiamo troppo spesso - e con rabbie e rancori - le nostre relazioni, siano esse di parentela, di amicizia, di semplice conoscenza … perfino di amore.
E, abbandonando il viaggio, abbandoniamo anche il sentiero sul quale ci eravamo incamminati, confidando e addirittura certi di una esperienza che nel nostro immaginario progettavamo come unica e irripetibile.

Poi, di passo in passo…di tempo in tempo…dentro al silenzio della nostra solitudine che impariamo a benedire per le impareggiabili opportunità di riflessione che ci offre, giungiamo infine ad una fonte di luce che rischiara le tenebre di una notte fin troppo lunga e dolorosa.
Quasi spettatori in un ideale teatro - che in fondo riconduce alla vita stessa - pervasi da quell’odore che si fa materia e specchio degli odori tutti e di ognuno che ritroviamo e che si aggrappano indissolubilmente a noi…
E poi il momento in cui si apre quel sipario di pesante velluto color rosso porpora, il colore del sangue, dell’energia, della passione, dell’Eros …della Vita…
Il buio, nel quale si celano le presenze di persone e cose sul palcoscenico, viene allora gradatamente dissolvendosi ad opera dei primi fasci di luce che si orientano ora verso un personaggio, ora verso un altro, ora verso i vari punti della scenografia. E tutto è immobile, come cristallizzato in un senza tempo e senza spazio altri dal percepito. E, nel silenzio che precede l’inizio, nel passaggio tra la sensazione di morte e l’ impulso di vita, in quei pochi istanti sopravvengono alla memoria della mente e del cuore viaggi e sentieri e tutto ed ogni cosa che abbiamo sperimentato nel vivere…e vissuto nello sperimentare.

Ed è poco dopo che, tra tutti e tutto, si disvela agli occhi dell’anima quel sentiero abbandonato appena prima di scollinare e di poter ammirare la maestosità della montagna verso cui si era diretti, ognuno con le proprie individualità, i propri bisogni, i propri vuoti da colmare e i propri pieni da condividere, nella ricerca di una reciproca soddisfazione e felicità e gioia che hanno come radice il sentimento puro della benevolenza e, appena un attimo dopo, quello tormentato e al tempo stesso sublime di Amore.

E allora non resta che una domanda: sarà possibile nuovamente intraprendere quel sentiero in particolare, quello che ci avrebbe portato fuori dai confini dei condizionamenti e dei compromessi e riprendere il viaggio consapevole verso la vetta?
E un’altra domanda, ultima: questo tempo relativo che concede ancora possibilità di incontro, consentirà di prendere corpo e forma e presenza, alimentati dal soffio divino, su quel sentiero tra prati fioriti e boschi e profumi di lavanda e calme acque di lago, dentro a quel viaggio che reclamava a gran voce il diritto di essere sperimentato?
Non ho una risposta…o forse, la risposta è nell’aprirsi e nel dichiararsi…e nell'avere coraggio...
E, in ultimo, nell’attesa fiduciosa.
Tutto scorre…e noi con il tutto…e tutto è per il Bene








sabato 2 marzo 2019




TRA ME E ME ....DA ME A ME


...non pretendere risposte immediate. Le risposte immediate sono quasi sempre orientate da istinti ed emozioni. Contengono spesso gli esiti di antichi dolori e rabbie lontane solo erroneamente ritenute superate e vinte.
E non volere nemmeno risposte ponderate, passate al setaccio della mente e per ciò stesso sottoposte ad una specie di legge umana che chiamiamo convenienza.
Quello che puoi e devi chiedere sono risposte mediate dal cuore, dal sentimento che non conosce mai, quasi per dogma, dolori e rabbie e convenienze di sorta.
E non ti adombrare se non dovessero essere le risposte che ti saresti aspettato o che ti sarebbe piaciuto ascoltare. Anzi, rallegratene: perché semplicemente provengono dagli angoli di visuale dai quali non eri transitato, radicato - come spesso accade a molti di noi- negli schemi e nei modelli ai quali ci induce e quasi ci obbliga una società per molti versi insana e profittatrice.
Fai in modo però che siano risposte.
E allora,sempre, apri il tuo cuore e parlagli e ascolta quello che ha da dirti e altro che da tempo ti dice senza che tu possa dargli ascolto per il tutto che vivi talvolta in affannata ricerca del vero che sei.
Che il tuo si, sia un si: che il tuo no, sia un no.
Ugualmente, quello che potrebbe e proprio che dovrà essere, sarà, solo diversamente forse dalle tue aspettative, dalle tue preimmagini, perfino dai tuoi desideri: ma non per questo meno affascinante e coinvolgente,in un caso piuttosto che nell'altro....


sabato 29 dicembre 2018










IL BENE VERO E' SENZA CONDIZIONI



"In ogni attimo della giornata ti mando i miei raggi perché ti scaldino e siano anche luce per dissipare il buio della tua notte”, disse il Sole alla Terra.

“Che cosa vuoi allora in cambio?”, domandò la Terra.

“Nulla",rispose il Sole. E aggiunse:“Se ti avvicinassi a me anche soltanto un poco, rimarresti bruciata. Ma, se vorrai, potrai a tua volta diffondere il calore e la luce tutto attorno a te”.

E tacque per sempre.







sabato 11 agosto 2018



ANIME GEMELLE



Chiamami come vuoi.
Il nome non ce lo diamo noi, noi non ci chiamiamo.
Gli altri ci chiamano, per convenzione.
Ma tu chiamami pure come vuoi.
Chiamami anche con il mio nome o con un nome di tua fantasia.
Se vuoi, chiamami stella o amore o gioia mia.
Chiamami tesoro o luce dei miei occhi o meraviglia.
Chiamami in qualunque modo, secondo come mi vedi e come mi senti.
E come vedi e senti te stessa, in quell'istante preciso, in ogni luogo e in tutti i luoghi in cui ci apprestiamo a sperimentare il nostro incontro di anime.
Solo a te concedo di chiamarmi come vuoi.
Perché il mio nome con te non ha senso, non ha ragione di essere.
Perché qualsiasi nome, con te, sarebbe riconducibile alla semplice nostra condizione umana piuttosto che alla nostra vera natura.
Nella quale ci rituffiamo liberi, quando tu e io insieme viviamo.
E allora, se preferisci, non pronunciare il mio nome né altro che non siano quelle vibrazioni con le quali sei approdata sulla sponda di questo mare e che da molto lontano - e in un tempo lontano - ho percepito appena in risonanza fino a trovarti dopo secoli di spasmodica ricerca.
Perché tu e io siamo già oltre, seppure ancora in questa dimensione.
Perché qui o altrove, in qualsiasi altra dimensione, tu e io saremmo già comunque oltre.
Chiamami pure come vuoi.
Io non ti chiamo più ormai.
Non ce ne è più bisogno.
Sono tornato ad essere "uno" con te.
Nel silenzio e nella quiete del sempre o del mai.
Del tutto o del nulla.





martedì 7 agosto 2018



ECCOMI



...." Eccomi allora, ancora un attimo almeno. Il tempo di salutarti. Di salutare anche questo tuo silenzio che arriva alle mie orecchie non meno del canto melodioso dei tuoi pensieri che giungono al mio cuore e lo inondano di grazia e di beatitudine dentro a quella quiete che ormai dilaga come calme acque di lago di montagna e invade ogni angolo di me.
Grazie ancora per i consigli. Utilissimi.
Non poteva essere altrimenti: "fatti con amore", come mi hai insegnato si debba accompagnare ogni nostra azione e ogni parola. E come tutto quello che fai, che hai sempre fatto anche quando, ancora ragazzina, percorrevi in giù e in su, a passo veloce, la breve discesa sotto le finestre di casa, con quelle scarpe bianche da ginnastica e i pantaloncini color azzurro sbiadito, sopra i quali lasciavi intravedere un lembo appena di pelle, sotto una maglietta anch'essa bianca che vestiva in modo sbarazzino la tua esile corporatura.
Quel tuo andirivieni, che oggi sento così familiare nella sua naturalezza e spontaneità, era sempre accompagnato da un sorriso solare e da qualche sguardo che talvolta incrociavamo e che mai avrei pensato potesse essere preludio alla intensità del nostro guardarci fin dentro l'anima nel tempo corrente.
Come è curiosa la vita! E che dire di questo manifestarsi troppo spesso incompreso o davvero incomprensibile al noi che siamo in quel momento?
Spero dunque di vederti presto.
Comprendo le tue resistenze e la paura che le muove e che è generata da qualche esperienza infelice per te.
Ma di paura si muore, non si vive.
Di sperimentazione si invece, si vive.
Di paura si resta soli, di sperimentazione si fa esperienza comune e talvolta proprio insieme.
Ho davvero un grande desiderio di vederti, abbracciarti, tenerti per mano.
Desiderare: dal latino "de sidera" , letteralmente "mancanza di stelle".
Ecco il senso del desiderio di cui ho detto: rivedere da vicino la stella che sei e la stella che sei stata nel mio cielo ancora buio di allora.
Si dice che il tempo sia circolare e dunque viene sempre il momento del ritorno, prima o poi...certo diversamente dal precedente e proprio per questo da sperimentare nel nuovo e nel diverso da prima.
Allo stesso modo in cui ogni giorno, nuovo e diverso, si affaccia alla nostra vista, e noi al giorno.
Un giorno, questo che viene e come tutti gli altri che verranno, che ti auguro sereno e felice anche nel constatare quanto bene ancora agisci in me per qualcosa che hai fatto un tempo lontano, estensione di frequenze e vibrazioni all'infinito e nel senza tempo.
Un abbraccio forte e delicato, di amore vero e sincero.
E di gratitudine."



martedì 10 luglio 2018




ROTTE CONVERGENTI


pagina in costruzione

"...il cielo andava rasserenandosi, il vento era calato di intensità. Ad un sommario calcolo sarebbe atterrato nel Porto di Genova entro la mattina seguente. Volse lo sguardo verso la scia a poppa e si accorse che, poco lontano, navigava al traverso una piccola imbarcazione a vela che non aveva notato prima, preso come era dalle manovre per issare la vela di prua..."




ORTENSIE



Fin da bambino mi hanno sempre attratto i cespugli di ortensie, affascinato dalla varietà dei loro colori dalle molteplici gradazioni.
Nel giardino della casa di Milano, in via Juvara, in cui abitavano i nonni paterni e che io spessissimo frequentavo, facevano bella mostra di sé, proprio accanto agli iris, che chiamavamo "spadoni" per la forma appunto a spada delle loro foglie, e che in estate vedevo riempirsi di fiori di varie tonalità, soprattutto di colore viola e blu e giallo.

Le ortensie erano forse i fiori che avevano meno bisogno di cure. Sembrava si sviluppassero velocemente e quasi con impeto, al punto che bisognava compiere un leggero semicerchio per oltrepassare quella zona quando , in piena estate, raggiungevano il massimo della loro espansione.
Mi attraeva la ravvicinata convivenza di quei colori così tenui e così marcati al tempo stesso: alcuni fiori dal bianco al rosa al rosso. Altri dal bianco al celeste all'azzurro. Altri ancora di colore blu intenso e rosso e viola.
Si, forse inconsapevolmente associavo questi fiori ad una tavolozza di un pittore che avrebbe usato questa raffinata varietà di colori per dipingere quadri di personaggi e storie fantastiche che solo l'immaginifica mente creativa di un fanciullo riesce a costruire.

C'erano poi alcune piante da frutta nel giardino dei nonni, come l'albicocco, nell'angolo verso la casetta degli attrezzi, e il susino, lì accanto, dal quale bisognava staccare i frutti appena maturi per evitare che cadessero a terra e fossero preda di passerotti, merli e formiche.

Il grosso fico, piantato nell'angolo in fondo a destra rispetto al cancello di ingresso, in prossimità dei locali per le cantine, emanava il suo profumo a distanza e mi affascinava con quelle foglie a tre e a cinque "punte", come dita di mani che si protendevano verso il cielo e anche verso di me che spesso mi ritrovavo ad accarezzarle con delicatezza. Quello che mi chiedevo era come mai fossero lisce sulla parte superiore e pelose su quella inferiore , ed ogni volta ci scherzavo su, ridendo mentre provavo una accattivante strana sensazione sul palmo della mano destra con la quale toccavo il sotto della foglia, mentre con la mano sinistra la chiudevo dal di sopra.

A lato di uno dei tre vialetti che tagliavano il giardino perpendicolarmente, c'erano le piantine di fragole, disposte in file che accompagnavano il perimetro del camminamento. Stavano nella parte più soleggiata del giardino e d'estate era tutta una esplosione di foglie e frutti, che erano poi quelli più alla mia portata per essere raccolti e subito mangiati in quantità...industriale e con grande gusto.

E poi c'era il ciliegio, che nel mio ricordo di adesso era maestoso e che sovrastava e ombreggiava un'area di discrete dimensioni dove mi fermavo spesso in contemplazione del tutto che mi stava attorno. E ogni volta mi sentivo profondamente coinvolto con quel tutto e con ogni cosa, in quello che ora definirei come un vero e proprio senso di appartenenza: una sensazione che è andata via via facendosi del tutto normale e che ancora oggi sempre si ripresenta con la stessa intensità quando mi ritrovo a contatto con la Natura.
Il ciliegio sviluppava i suoi rami fin sopra il tetto del vicino magazzino per la vendita delle biciclette.
Mi capitava di salirci spesso e di cimentarmi in improbabili scalate tra i rami eleganti nel loro sviluppo, e poi staccare abbondanti quantità di rosse ciliegie di cui ero golosissimo e di cui aspettavo con impazienza la crescita e la successiva maturazione fino dal tempo in cui il fascino unico della fioritura primaverile faceva diventare il grande albero, con i suoi bianchissimi fiori, come un "batufolone" di cotone.

Ma che più di tutto attiravano la mia attenzione e suscitavano una istintiva e quasi irresistibile attrazione, erano proprio quei cespugli di ortensie.
Sarà stato forse per la loro posizione all'ingresso del giardino , così che erano il primo impatto visivo all'entrata e l'ultimo all'uscita.
Sarà stato per il fascino un po' misterioso che generavano quei fiori così vicini tra loro e che pure si sviluppavano in tonalità di colori tanto diverse e addirittura dissimili, originando in me una primordiale e inconsapevole riflessione sulla diversità e unicità di ogni forma vivente nelle sue peculiarità.
Ma c'è qualcosa d'altro su cui oggi rifletto, ed è connesso al significato simbolico di questi fiori che vengono ricondotti al sentimento dell'amore, il quale in effetti anche si concretizza e si sviluppa nella sua "molteplicità di forme e di gradazioni ".

Il tema dell'amore, in tutte le sue davvero infinite quanto imprevedibili variabili, mi ha sempre affascinato e ha indirizzato il mio percorso di crescita fino alla presente stagione. Cioè all'età in cui , è risaputo, si incomincia a "tirare le somme", a far bilanci insomma, poichè il tempo degli investimenti e della produttività a tutti i costi volge al termine.

Ecco, forse quella attrazione che provavo e quel ricordo che mi porto dentro e riaffiora ogni volta che incontro questi cespugli di ortensie, sono proprio riferiti al tema dell'amore che è stato sempre centrale nel corso degli anni e che riconosco pertanto come personale ineludibile vocazione vissuta e ancora da vivere nell'esperienza di questo tempo.

E in questo flusso, mi muovo con gioia e in serenità.





Cespugli di ortensie sul declivio in Collina d'Oro, ai bordi del lago di Lugano (estate 2011)


domenica 17 giugno 2018



INCONTRO



"...lui si accorse del suo avvicinarsi e si fermò sul limitare della ristretta laguna nella quale si muovevano, volteggiando a pelo d'acqua, alcuni eleganti esemplari di fenicotteri rosa. Fu allora, incrociando i loro sguardi nel sole già caldo di quell'anticipo di estate ormai incipiente, che si riconobbero. Oltre le loro sembianze, oltre le loro storie personali, oltre il tempo e lo spazio che avevano fino a quel momento occupato in tale ravvicinata distanza che le convenzioni e qualche personale resistenza diversamente inconsapevole avevano contribuito a determinare. Quello che si dissero fu come la recitazione di un copione scritto a quattro mani, in piena condivisione di vedute e di sentire e di intenti. Una eternità racchiusa e come compressa in pochi minuti, quanti ne ebbero a disposizione per comprendere che loro due - i due spiriti calati in quei corpi che le ragioni legate al loro individuale viaggio avevano stabilito tanto lontani nel tempo di questa dimensione - erano una particella integrante e ineludibile ed insieme un segnale inconfutabile sul cammino del rispettivo ritorno.
Si salutarono.
Lui la seguì per un attimo con lo sguardo. Poi si voltò verso la collina dove era diretto. Una stradina sterrata si allungava, tra il verde intenso dell'erba e qualche cipresso, fino alla sommità. E mentre ancora una volta si chiedeva cosa potesse esserci dietro quella collina, senza indugio si incamminò, portando con sé i suoi molti anni e la sua fanciullesca istanza di scoperta del nuovo e del mistero"...



https://youtu.be/giIXyvkW1jM





venerdì 1 giugno 2018




EPILOGO






Lei aprì la finestra e, semplicemente, volarono via.

E ancora oggi, nel cielo e tra le rocce e la vegetazione della baia, tra la biancheria stesa al sole sui fili argentati tesi tra le antiche mura delle abitazioni dei pescatori e sulla superficie del mare che appena si increspa, il loro spirito è brezza mattutina del giorno che avanza nelle calde e popolose estati mediterranee così come nel religioso silenzio dei lunghi inverni.

E tutto ed ogni cosa è finalmente in pace.

E tutto ed ogni cosa sono pace.


La baia di san Fruttuoso di Camogli (Genova) - Foto Roberto Sessa

giovedì 24 maggio 2018



DIETRO LA PORTA



Mi domandi perché ti ho chiesto di incontrarci.
E subito mi guardi con occhi quasi indagatori, mi osservi, a voler percepire ogni mia più istintiva e minima reazione, in attesa che io risponda.
Stai scrutando nella mia anima, attraverso questi miei occhi ormai stanchi e non per questo meno avidi di nuovo e di mistero.
Sono trascorsi molti anni dalla nostra storia d’amore, passata come una meteora nel cielo delle nostre esistenze e vissuta ai limiti del paradiso o dentro ad esso, come a me ancora oggi appare, e come ricordo con questo brivido che pervade il tutto che sono.
Taci. Mi osservi. Il dubbio si fa strada.
Un misto tra paura e rabbia. Lo intuisco dai lineamenti del viso su cui sono disegnati i tratti di un dolore che riaffiora, di un abbandono passivo, senza resistenze, come una foglia trascinata via dalla corrente ritorna a galla e viene cullata dalla quiete ritrovata delle acque. Ma è sola, dispersa, e altro non può fare che lasciarsi trasportare, chissà dove.
Abbasso per un attimo lo sguardo. Mi pare che il tuo esile corpo frema come attraversato da una energia inaspettata che mi ricorda la stessa che ci scambiammo nell’aula di scuola di quell' antico palazzo prospiciente il mare di Genova.
Un sussulto.
Di nuovo mi domandi: “ Perché mi hai chiesto di incontrarci? ”. E incalzi : ” C'è qualcosa che mi vuoi dire?”
In quell’attimo che introduce al mio risponderti, vivo la visione di noi seduti nel prato alle pendici dell’ Àntola, l’erba già alta quanto bastava perché ci accarezzasse fino alle spalle, la casetta di legno ricovero di attrezzi agricoli a ricordare qualche presenza, il sole già tiepido a riscaldare l’aria di una primavera che sarebbe stata anche la mia, del mio ritrovarmi nell’amore della giovane donna che eri - che sei - e già allora così accogliente e consapevole e saggia e anelante alla condivisione di un cammino comune.
E rivivo l’estasi di quel bacio che, volutamente, mi trattenevo dal consegnare al ricordo indelebile della tua bocca perché tu potessi provare fino al culmine tutta la religiosità di quel momento e per allungare l’attesa del primo incontro con le tue labbra, come si fa prima di scartare un regalo atteso da sempre, dilatando per un poco - e per un poco ancora- il tempo, e gioirne appieno nel tenerlo infine tra le mani.
C’è un cielo così terso oggi ed un sole così brillante che illumina di una luce abbagliante l’erba di queste dolci colline del Monferrato, dove sei venuta ad abitare. Il tuo vestito di cotone bianco, appena mosso da questa brezza che sale sul finire del mattino, lascia scoperte le ginocchia e fa intravedere appena quel seno che ricorda boccioli di rose che solo mani delicate hanno facoltà di accarezzare. I capelli finissimi e di nuovo lunghi fino alle spalle sono un’aurea corona all’ovale del tuo viso nel quale il colore dell' acqua marina dei tuoi occhi sempre attrae e confonde e rapisce.
Quasi mi perdo dentro a questo momento e mi riprendo ora che mi sfiori appena la mano, con un gesto quasi casuale e che sento amico, di più, affettuoso, quasi a rassicurarmi nell’attimo stesso in cui mi induci ad aprire il mio cuore.
“ Si, ho cose da dire…che mi sta a cuore dire”, inizio non senza un poco di timido imbarazzo.
"Da dire a te, a me , a noi. Non ne ho avuto il tempo allora, frastornato come ero dal dolore che un incalzare di eventi a noi ostili mi aveva allontanato dalla rotta che insieme, improvvisati marinai sulle acque ancora agitate dei nostri destini, avevamo deciso di intraprendere.”
Camminiamo ancora su per questa stradina di ghiaia e sassi ed ecco una casa, proprio sulla cima della collina, delinearsi alla nostra vista. Un giardino fiorito nel quale spicca un cespuglio di rosa canina che sembra quasi aggrapparsi alla parete in sassi e mattoni e disegnare una improbabile figura di cuore che pare sanguinante. Il cancello in ferro battuto, solo un poco arrugginito, è appena accostato.
Il tempo di entrare e compiere alcuni passi verso la porta color verde bottiglia, con qualche crepa nella vernice, una serratura a chiave di quelle antiche, e mi accorgo all’improvviso di essere solo.
Penso che tu potresti essere rimasta fuori dal cancello: ma senza che me ne sia accorto?, mi domando. Nemmeno il tempo di voltarmi a guardare e sento lo scricchiolio della porta che si apre lentamente.
Istintivamente mi avvicino fino a ritrovarmi sulla soglia. Mi pare che la stanza, dentro, sia buia, forse per contrasto con la luce del sole che inonda di taglio la casa.
Un attimo ancora e quasi urlo preso alla sprovvista da un senso di angoscia per vederti ora lì dentro, io che ti pensavo fuori dal cancello.
Un istante che sembra un’eternità, un istante durante il quale rivedo - e rivivo- attimo per attimo il tutto ed ogni cosa che è stata tra noi.
E mentre tutto questo accade, ecco, mi sveglio di soprassalto, nemmeno riesco a muovermi nel letto, le lenzuola a coprirmi solo parzialmente le gambe, una sensazione di freddo che mi pervade.
Mi copro, riprendo lentamente coscienza mentre le prime luci dell’alba portano i rumori amichevoli della natura con le sue voci e le sue vite che ricominciano a proporsi al giorno che viene.
Mi metto a sedere sul letto e cerco di ricordare il sogno nei dettagli. E mi interrogo su che cosa potessi essere sul punto di dirti, rispondendo alle tue domande. E intuisco che, rispondendo a te, rispondo a me stesso, indagando nel profondo di allora e di ora.
Si, sono certo, ti chiederei di incontrarci per pronunciare finalmente quella stessa esortazione che fu tua rivolta al me di allora: “Sono tornato, adesso sono pronto”.
E aggiungerei con tutto me stesso: “Sono pronto a sperimentarmi con te, finalmente libero da qualsiasi condizionamento. Sono pronto a sperimentarmi con la persona che sei, perché finalmente sono pronto a sperimentarmi con la sincerità, l’altruismo, l’accoglienza,il senso dell’impegno praticato nel quotidiano, il desiderio dello scambio di amore romantico e di amore sensuale, la maturità complessiva, che sono il tutto, appunto, che tu sei.
E sono infine pronto a sperimentarmi nello scambiare con te tutta l’energia buona che ha accompagnato per quel tempo il nostro amore speciale e che, da allora, ha sempre continuato a rinnovarsi, contribuendo anche a rendere meno faticoso il mio cammino.
E adesso è ormai ora che mi alzi.
Ti mando un bacio, mia amata.








https://youtu.be/AG9ujljNxQI

lunedì 27 novembre 2017



DENTRO A UN'ALBA DI UN AUTUNNO INOLTRATO


....talvolta un inatteso saluto si trasforma in carezze che appena sfiorano la fronte...le dita che si insinuano con improvvisa tenerezza tra i capelli ....una leggera e tiepida brezza primaverile a muovere appena la calma delle acque della tua anima... poi tutto ed ogni cosa si ricompone...semplicemente perché ognuno ha il suo personale cammino ....semplicemente.... perché "tutto scorre".... e nulla si può fermare .....come accade per l'acqua del fiume nel suo percorso ....come per l'alternanza del giorno e della notte...come per tutto ed ogni cosa nel nostro viaggio di qui e di ora...


mercoledì 22 novembre 2017



DONNE E UOMINI SPECIALI


Non saprei dire se il nostro fosse amore, innamoramento, passione, desiderio comune di sperimentare il nuovo diversamente dal consueto, quando la ripetitività e l'abitudine private dal gusto della ricerca e della scoperta finiscono per banalizzare e rendere monotona qualsiasi relazione.
Oppure davvero quello fu un amore senza limiti e senza scopi altri che viversi, vivere se stessi e l'altro e l'altra senza condizionamenti, senza paure, lasciando che tutto fluisse così come usciva da quella fonte inesauribile che è la nostra istintualità.
Senza i condizionamenti della mente e dei suoi schemi, dei suoi principii, delle morali religiose e sociali troppo spesso perverse, costruite e inculcate a forza al solo scopo di imporre il potere di controllo e gestione.
Ogni nostro incontro si faceva rito ed era vissuto in religiosa attenzione ed accoglienza reciproca.
Si potrebbe dire che salissimo sulla nostra personale astronave e partissimo per un viaggio senza meta nel cosmo.
Ognuno di noi ed entrambi insieme eravamo il tutto e il singolo particolare che veniva disvelato e prendeva forma nuova e nuovo impulso e nuova energia, fino al culmine del piacere.
Allora era quasi come se i nostri sguardi implorassero il divino che emergeva dal profondo e avvolgeva e faceva fremere i nostri corpi e offuscava le nostre menti che si perdevano nei territori dell'ignoto e del nulla. Era come lo implorassimo a ricucire l'originaria ferita per ritornare ad essere una sola persona , fusi uno nell'altra mantenendo le nostre identità, così da uscire da una dimensione che sentivamo non ci apparteneva ormai più.
Ero pienamente consapevole che quella nostra "Accademia d'Amore" non sarebbe stata per sempre, come la follia d'amore pretendeva.
Ma quell'attimo, quegli attimi che si ripetevano mai uguali nei tempi rari a noi concessi, quelli erano il "sempre" che ogni volta vivevo. Era l'eternità nella quale mi lasciavo come morire, affidandomi infine a lei come un bambino quando protende le braccia per essere accolto dal calore dell'adulto nel quale si rifugia e si abbandona e si confonde. E si quieta...



giovedì 12 ottobre 2017


SULLA LIBERTA' ( e sulla Vita)
memorie per figli e nipoti ovvero testamento spirituale



...Libera-mente....per libera-azione...

Occorre vivere cercando di staccarsi dagli schemi...e dai modelli...di cui peraltro abbiamo necessità per un tempo...ma unicamente come mezzo per costruire e per dare inizio allo sviluppo della nostra identità...

Occorre crearsi meno preimmagini ( che spesso divengono illusioni) ...meno progetti ( ai quali spesso non riusciamo a dare corpo)...meno obiettivi (ogni obiettivo costituisce anche un limite) ...che finiscono poi per essere condizionanti rispetto alla personale vera e unica vocazione...che dalla cultura greca antica è stata chiamata "dàimon"... e alla cui scoperta vi esorto con tutte le mie forze...

Occorre avere meno paure anche....la paura ci blocca, ci fa stare nel "gregge"...in un partito...da una parte insomma...confusi e annullati quasi nella moltitudine...e inoltre, da una parte sola non sta mai la Verità...la Verità sta dappertutto e...da nessuna parte...la verità di cui in genere si parla è semmai una verità relativa...

Fate attenzione a non cadere nelle inevitabili trappole delle religioni...che sono promosse da uomini e per ciò stesso imperfette... altra cosa è la "religiosità" che è una attitudine, una propensione nobile alla ricerca del rapporto personale con il divino, con la "deità", che si riversa con effetti nemmeno immaginabili quanto a beneficio nella nostra quotidianità...
E fate attenzione anche a non cadere nelle trappole degli autoproclamati e molteplici cammini cosiddetti spirituali - anche questi imperfetti per loro stessa natura - che esortano ad improbabili superamenti....di cosa poi... e quasi sempre tendono e inducono a costruire armature a difesa piuttosto che educare a rafforzarci interiormente...che significa anelare e ricercare nuova coscienza e conoscenza che - queste davvero - contribuiscono a rafforzarci e a modificare ed adattare attivamente il nostro punto di osservazione e quindi a scoprire nuove e sempre rinnovate visuali...

Il nostro cammino è semplicemente un viaggio durante il quale - e per mezzo del quale- facciamo esperienze dalla cui elaborazione possiamo trarre vantaggi per il tratto a venire e per quello oltre ancora e ancora...

Fate anche attenzione a quella sorta di fuorvianti mantra di dichiarati presunti amori "eterni"... per carità, anche nella più sincera e spontanea buona fede... perché in questa dimensione vi è nulla di eterno...tutto dura un tempo... e quel tempo, prima o poi, finisce...o, meglio, si trasforma, trasformando ognuno e tutti...tutto ed ogni cosa...in altro da quello che si era...da quello che era...

Fate in modo di superare ogni attaccamento... a persone, animali, cose...ai vostri schemi mentali, perfino ai vostri "credo" che si modificano con il vostro modificarsi, e a causa dei quali, se non ve ne sarete svincolati, sarete costretti poi a dibattervi in una gabbia che si chiama "compromesso", dalla quale diviene sempre più difficile fuggire...

Ricordate che nulla e nessuno ci appartiene e apparteniamo a nessuno e a nulla...siamo spiriti liberi, entità e persone uniche ed irripetibili...e andate fieri della vostra diversità, sotto qualsiasi forma e modalità essa si rappresenti...evitando nel contempo di cadere in una sorta di smodata eccentricità che si traduce spesso in una manifestazione lontana e fuorviante rispetto alla centralità del nostro essere...

Scegliete di sperimentare e vivere relazioni in sintonia con la vostra natura...e senza mai pretendere che l'altro-l'altra sia "a vostra immagine e somiglianza", rispettando la sua identità, stabilendo rapporti sani basati sulla reciproca accoglienza e rispetto delle diversità...
Proponetevi come riferimento per qualsiasi necessità... ma non calpestate voi stessi, la vostra identità, in nome di un ideale che non è vostro, che non sentite vi appartenga...
Evitate sempre di imporre i vostri punti di vista, i vostri canoni di qualsiasi natura siano e soprattutto evitate di sostituirvi nelle decisioni e nelle azioni... che ognuno ha il diritto -e il dovere- di prendere e di praticare in proprio, assumendosene la responsabilità...
Questo non significa disinteresse per l'altro-l'altra... questo piuttosto è rispetto della sua identità...e allora sarà sufficiente chiedere: "posso fare qualcosa per te?"...e vi si aprirà la via da intraprendere...

Scegliete con accuratezza il modo di esprimervi e le parole con le quali comunicate....ogni parola è energia e libera energia...quando dite "mio" o "mia" o " nostro"...stabilite, senza saperlo, un legame, un vincolo che poi farete fatica a sciogliere...

Riflettete sul fatto che ognuno di noi ha un corpo ma non è quel corpo...prendetene coscienza e praticate il cambiamento per goderne appieno...

Prendete atto che la "morte" non è il polo opposto della "vita"...la Vita è altro, ben altro, prendetene atto senza tentennamenti ....
La "morte" è semplicemente la conseguenza inevitabile della "nascita"...
Fatevene una ragione...
Nel momento stesso in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo, in quello stesso istante in cui avviene la prima trasformazione che noi chiamiamo vita, anche solo primordiale cellula, in quello stesso istante è già stabilita l'ultima trasformazione relativa a questo tempo...che noi chiamiamo morte...solo attenderemo di sapere quando e dove e come....
E' tutto e semplicemente qui, perfino banale come considerazione, non fosse che per tutto il carico emozionale ed affettivo e sentimentale che portiamo per effetto della parte razionale di noi...e per effetto del nostro bisogno, di cui abbiamo perso consapevolezza, di ritornare al "due nell'uno" originario da cui proveniamo, similmente da come veniamo dal ventre di nostra madre in questo cammino...

Vivete agendo, perché la vita è azione e non solo medita-azione....

Vivete nella gioia della scoperta del nuovo non pensato...non immaginato...

Vivete nell'accoglienza totale e incondizionata del "ciò che viene" e del "così come viene".... scegliendo sempre , certamente...

Vivete rispettando Natura....rispettando voi stessi -voi stesse- e l'altro e l'altra sempre...rispettando le vostre personali e le altrui sensibilità...e anche le vostre personali e le altrui fragilità...

Vivete rimanendo sempre nella osservanza della vostra personale dignità e pretendendo che tutti ed ognuno la rispettino allo stesso modo in cui voi rispettate la loro...

Vivete sempre tesi alla ricerca ed alla scoperta della consapevolezza...senza temere di sbagliare o di cadere in qualche contraddizione e incomprensione...questo è del tutto normale...solo un "ego" smisurato e delirante è convinto - e tenta di convincere ognuno di noi - di essere infallibile e di poter stabilire ogni cosa e il tutto...fino a pensare di diventarne dominatore...

E vivete...vivete...vivete...!

Lasciate che la Vita vi scorra addosso ... e dentro ad ogni cellula, dentro ad ogni fibra...

Lasciate che la Vita vi raggiunga...rallentate...fermatevi se è il caso...
Non è vero che il passato è alle nostre spalle;il passato è davanti ai nostri occhi, e infatti lo vediamo ( ricordandolo) ogni giorno e spesso a sproposito...e spesso con rabbie e rimorsi e rimpianti...fin quasi a disperarci...
E' piuttosto il futuro alle nostre spalle...non lo conosciamo ( non lo vediamo) infatti, possiamo sapere nulla di lui, semmai solo immaginare...sperare...augurarci...
E allora, appunto, ogni tanto rallentate, girate la testa e anche fermatevi per vederlo questo futuro, per intuirlo anche, per sentirne i passi... per dargli modo - lui che è la Vita che viene - di raggiungervi e potere voi camminare almeno un po' al suo fianco...con tutte le sue novità, non importa poi quanto belle o meno belle o addirittura brutte... perché quella sola è la realtà... e per star bene dovrete - si "dovrete"- imparare ad accettarla, nel bene o nel male, ...meglio ancora, ad accoglierla... non passivamente... ma nemmeno da guerrieri...semplicemente come una nuova esperienza "nel" vostro cammino e "del" vostro cammino...al quale dedicarvi solo diversamente da prima...solo diversamente da come avevate pensato...con dedizione crescente e totale e incondizionata apertura mentale...senza pretendere, assurdamente, una risposta ad ogni domanda...perchè nulla è completamente spiegabile e anche perché, in fondo, il mistero ha la sua ragion d'essere e perfino il suo fascino...

E allora si, allora potrete assumervi finalmente la responsabilità della vostra vita...senza dipendenze...senza aspettarvi nulla da nessuno e da niente...e potrete dunque ambire a parlare di libertà... e potrete serena-mente e felice-mente vivere la vostra quotidianità e arrivare ad essere consapevoli, un giorno, di avere vissuto la "vostra" personale vita... e non quella di altri....in questo passaggio sul pianeta Terra...

"πάντα ῥεῖ - panta rei"....tutto scorre... e ognuno di noi "scorre"... con il fluire di questa corrente nella quale ci siamo ri-trovati per questo tempo e in questo spazio.

Libera-mente per libera-azione...che è anche "liberazione"...

E dentro a tutto questo dimora il divino...la "deità"....anzi ognuno di noi è il divino...la "deità"...

Parlatene...parliamone...

Tanta Luce!




"Perché no?" di Mogol - Battisti
(fai un "copia e incolla"... e ascolta...)
https://youtu.be/21sIKgVixZA

"Diventa ciò che sei" Prof. Umberto Galimberti
(fai un "copia e incolla" e ascolta)
https://youtu.be/qWGGxGptLTY

sabato 16 settembre 2017







... e lui ne apprezzava soprattutto la delicatezza nei particolari e l'armonia dell'insieme.
Del suo dire, del suo muoversi con grazia e femminilità. Sempre, in ogni occasione.
Mai però - come usava ripetere quando si toccava questo argomento- in modo smielato, appiccicoso.
Ed era proprio una sorta di apparente contraddizione che lo affascinava e lo attraeva oltre il normale.
In lei convivevano la femmina accogliente e tenera e colma di attenzioni e di dolcezza e, insieme, la donna adulta, emancipata, autonoma, indipendente.
Lo aveva intuito subito, appena si conobbero nel sotterraneo della Clinica, un pomeriggio di fine marzo di qualche anno prima. Già, proprio come due semi gettati nel terreno da una mano ignota. Ancora del tutto inconsapevoli che quel buio e quel peso sopra le loro teste erano soltanto la premessa e la via indispensabile per ritornare un giorno alla luce...

(da " Racconti"




)

mercoledì 21 giugno 2017



"CONOSCI TE STESSO"


Mi è sempre piaciuto condividere emozioni e anche semplici avvenimenti con un'altra persona e, in genere, con altre persone.
Trovo sia un modo, uno dei migliori, di comunicare al di là dei quotidiani scambi di parole, pensieri, idee che non sempre sono il frutto dell'esporre la nostra interiorità e che, piuttosto, sono il risultato di culturalmente involuti e fuorvianti schemi e modelli educativi per mezzo dei quali ci è stato insegnato ad usare maschere se non addirittura armature a tutela di noi stessi. Ma, così facendo, abbiamo finito con il confondere cosa veramente pensiamo con cosa vogliamo far credere di pensare e, soprattuto, in ultima istanza, chi veramente siamo con chi vogliamo mostrare di essere.
Per anni e anni ho personalmente vissuto in questa che definisco una vera e propria trappola, convinto, anzi senza neppure pormi la questione, che tutto andasse bene. E così facendo, lentamente ed inesorabilmente mi sono allontanato dal me che ero, finendo per vivere una fetta larga e corposa di vita che non sempre è stata la mia, piuttosto quella degli altri, dei singoli altri con i quali di volta in volta mi rapportavo.
Dunque, come sempre in fondo succede, giunse, imprevisto e per me in modo quasi drammatico, il momento del "risveglio", della presa di coscienza e dell'acquisizione prima e della pratica poi, di passo in passo, di quel concetto antico che richiama alla conoscenza di sé e che oggi chiamiamo con il termine di consapevolezza.
L'antica cultura greca, profondamente e naturalmente radicata in me e che ho potuto sviluppare con i miei studi classici che capaci ed illuminati maestri hanno contribuito ed ancora contribuiscono a rendere appassionanti, ha riassunto questo concetto in una iscrizione che sta nel Tempio di Apollo a Delfi,in Grecia, a pochi chilometri dal golfo di Corinto, e che è il santuario per eccellenza della cultura panellenica: "γνῶθι σαυτόν" cioè "conosci te stesso".
Ci sono stato a Delfi, se ricordo bene sono trascorsi la bellezza di trentasei anni, insieme alla famiglia costituita, la moglie e i due figli.
Si costeggia, su una litoranea con molte curve, il golfo di Patrasso e, giunti in prossimità della cittadina di Antirion si percorre la suggestiva valle degli ulivi e si prende a salire sulla collina alta circa cinquecento metri su cui sta l'antico sito sacro con il Tempio dedicato al dio Apollo. In lontananza, verso levante, il golfo di Corinto si apre nella sua vastità e costituisce l'ideale porta di ingresso all'omonimo canale che immette poi nel golfo di Atene e che un decennio dopo avrei percorso a bordo di una barca a vela nel mio nuovo lavoro.
Ho ben vivo il ricordo di quel nostro viaggio nella Grecia antica. Mi sentivo come a casa, una casa specialissima e ormai decaduta e quasi in macerie - come del resto riguarda tutto ciò che è materia- e che comunque conservava e mi trasmetteva una grande energia che , in reciproco e silenzioso scambio, vivevo con tutto me stesso.
Dunque quella iscrizione scolpita nel tempio e che per la prima volta vedevo, sarebbe poi diventata, negli anni, lo stimolo dominante del mio personale cammino.
Questo conoscere se stessi non era e non è semplicemente un invito generico ma una vera e propria esortazione quasi perentoria a conoscere, dentro a se stessi, i propri limiti legati alla condizione umana -i greci chiamavano gli uomini "i mortali" per distinguerli dagli dèi -"gli immortali"-. E questi limiti, sia complessivi che personali, non devono mai essere superati per non rischiare di offendere le divinità dell'Olimpo che interpreterebbero come un grave atto di presunzione e superbia questo agire oltre il nostro limite personale, scatenandone le potenti ire.
Ecco, se dovessi dire quale insegnamento, tra i moltissimi che mi sono stati dati, io abbia fatto più mio e lo viva oggi proprio come pura essenza, non esiterei a confermare che questo quotidiano viaggio alla scoperta di sé rappresenta e costituisce il cammino dentro al mio personale raggio di luce verso il punto di origine.
In questo primo giorno di estate dell'anno 2017.

da " Racconti"


giovedì 1 giugno 2017


LA BIRO D'ORO

...e tutto quello che so, amor mio - del niente che so e che sempre ho saputo di non sapere- è che fin dal primo attimo in cui ti vidi nei sotterranei di quella clinica in cui il fato stabilì il nostro incontro sublime, io ho desiderato e voluto ardentemente portarti con me fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dalla ragione che ci aveva ingabbiato per anni e anni e anni moltissimi ancora.
Tu hai avuto il coraggio o l'incoscienza se preferisci - o entrambi- di darmi la mano e di seguirmi in territori di follia.
Della follia divina d'amore, in cui albe e tramonti si accavallavano quasi, perché i giorni e le notti bruciavano in un istante la loro durata quando ci abbracciavamo persi e abbandonati e fusi insieme al nulla e al tutto dell'universo.
Abbiamo scalato ansimando le montagne della passione di Eros, siamo saliti su vecchie piroghe instabili per discendere la corrente del fiume. Abbiamo navigato su mari calmi di acque cristalline, portati da una flebile deriva sulla zattera di tronchi e liane che ci eravamo costruiti negli anni delle nostre solitudini. E quando il grande e quasi sconfinato mare oceano mostrava la sua rabbia incontenibile, ci siamo stretti e abbiamo resistito sferzati dalle onde e dal vento senza mai cedere alla paura dell'ignoto che sembrava come accanirsi contro di noi.
Abbiamo corso a perdifiato lungo i pendii erbosi ed assolati della spensieratezza ingenua dei bambini che aprono lo sguardo al mondo e nel contempo gettano,nel loro correre, la loro genuina essenza ancora non contaminata dalle regole e dalle convenzioni.
Ci siamo riposati sotto la grande quercia cresciuta quanti secoli prima, chissà, sul crinale del Monte Olimpo e abbiamo partecipato al banchetto nuziale organizzato dagli dèi in nostro onore, inondati dai profumi di incenso, con morbide carezze di olio di lavanda e baci succosi come acini di uva maturata al sole di Apollo.
Ci siamo cibati del nettare delle nostre più profonde intimità, tanto familiari da indurci a credere- e forse è davvero così- che ci fossimo già conosciuti, chissà quando , chissà dove, sotto quali sembianze che non ci fosse dato di ricordare per il mistero che l'oblio stabilisce e a cui obbliga,con il bagno nudi nel sacro Lete, prima di riprendere il nuovo cammino.
Per ciò stesso ti scrivo, per dichiararti ancora una volta, l'ultima, la mia gratitudine.
Ora sei ritornata nel tuo mondo, dove la ragione regna con solo qualche fugace e silenzioso e nascosto sconfinamento.
C'è sempre un tempo che va e, subito, un altro tempo che viene.
Ma se volessi immaginare di rituffarmi nel tempo della follia d'amore, allora ricorderei quello in cui un filo sottile ci univa senza legarci. E lo stesso filo ora si dipana e si perde quasi nel labirinto dell'esistenza e dell'assoluto e che basterà seguire per ritrovarci qui o chissà dove e quando e sotto quali nuove sembianze che Cupido ci aiuterà a svelare ancora, armando il suo arco e scoccando la freccia fatale.
Che il tuo e il mio sia un cammino di luce, la stessa che ci ha illuminato e scaldato per questo tempo così breve da sembrare un istante e così dilatato da sentirlo come eternità.
Buon cammino, amor mio, ti scriverò e scriverò ancora, parole d'amore modellate con la biro d'oro che fu il tuo regalo più simbolico che mi facesti per stabilire il senso della nostra Accademia.

da "Racconti"

sabato 20 maggio 2017

AMICA INNOMINATA

La vidi subito, appena giunto all'interno del Circolo Culturale.
Stava conversando probabilmente con un amico di vecchia data, seduta sul bordo di uno sgabello quasi al centro del locale.
Indossava un vestito nero senza maniche, con una generosa scollatura e corto poco sopra le ginocchia, scarpe nere con tacco alto.
Le gambe nude e il contrasto del colore del vestito mettevano in risalto la sua pelle bianca che mi attraeva non meno del suo seno contenuto ed elegante , come era lei del resto, elegante e insieme semplice, di quella semplicità che il senso di dignità ed un sano orgoglio esaltano e rendono regale la persona.
Si accorse del mio arrivo ma fece finta di nulla e continuò in quella conversazione anche quando le passai vicino e guardai altrove, proprio per ricambiare il suo atteggiamento.
Lontano dall'infastidirmi, quel suo apparente ignorarmi mi riportava ai passati cenni di intesa affettuosa e pur sempre rispettosa che ci eravamo scambiati in altre occasioni, fin dai tempi degli occasionali incontri durante le estati ormai lontane nel villaggio in riva al mare accogliente di Sardegna.
Mi guardavo intorno e mi sentivo bene in quella atmosfera di ricorrenza e di festa.
Fu poi lei a venirmi incontro con il sorriso della spensieratezza nel salutarmi.
Per quel poco che la conoscevo, quando si lasciava andare all'essere se stessa, fuori da ogni comportamento controllato e misurato che il suo ruolo imponeva, sapeva essere così accogliente e ricolma di quella tenerezza e di quelle attenzioni che mi riempivano il cuore.
Ci fermammo a parlare per qualche minuto.
Le conversazioni con lei non erano mai banali, sempre orientate alla positività, spesso nella ricerca di un tentativo di conoscerci più approfonditamente, quasi per trovare un punto di contatto, forse anche antico, come di qualcuno che si è sfiorato, un giorno lontano ed obliato, ed oggi si ritrova, su altri territori e in condizioni così diverse come erano le nostre rispettive.
In fondo eravamo simili, seppure così diversi, ed era questo che stabiliva quella attrazione spontanea e genuina e, in un certo senso, perfino ingenua.
Mi chiese se l'avessi potuta riaccompagnare a casa. Abitavamo abbastanza vicini a quel tempo ma anche fossi stato lontano mille chilometri da casa sua avrei accolto con lo stesso slancio la sua richiesta. In fondo le volevo bene e poter esserle utile mi dava gioia.
Era ormai notte, la serata volgeva al termine, ci preparammo.
L'autostrada era quasi deserta.
Incominciammo a parlare della serata, dei suoi progetti, di lei moglie e madre, giovane donna dedita alla cura dei figli e della casa e dei suoi interessi personali.
Ascoltavo con attenzione e coinvolgimento e mi raccontavo anch'io.
C'era questa atmosfera di intimità, da vecchi amici appunto, e di serenità e di quiete che ancora oggi ho ben vive nel ricordo.
Fermai la macchina davanti al cancello di casa sua e scesi per salutarla.
Una stretta di mano, stridente saluto forse per chi,come noi,si era ritrovato così vicino nella interiorità.
Ancora oggi, quando ripenso a lei, mi dico che mi sarebbe davvero piaciuto poter costruire e vivere un bell'amore.
Grazie a te amica mia innominata, presenza radicata nel mio cuore e nel ricordo vivo e presente di te.

da "Racconti"

https://youtu.be/fwjX-m4LkYk?list=PLB357066B7AF47830