sabato 16 settembre 2017
... e lui ne apprezzava soprattutto la delicatezza nei particolari e l'armonia dell'insieme.
Del suo dire, del suo muoversi con grazia e femminilità. Sempre, in ogni occasione.
Mai però - come usava ripetere quando si toccava questo argomento- in modo smielato, appiccicoso.
Ed era proprio una sorta di apparente contraddizione che lo affascinava e lo attraeva oltre il normale.
In lei convivevano la femmina accogliente e tenera e colma di attenzioni e di dolcezza e, insieme, la donna adulta, emancipata, autonoma, indipendente.
Lo aveva intuito subito, appena si conobbero nel sotterraneo della Clinica, un pomeriggio di fine marzo di qualche anno prima. Già, proprio come due semi gettati nel terreno da una mano ignota. Ancora del tutto inconsapevoli che quel buio e quel peso sopra le loro teste erano soltanto la premessa e la via indispensabile per ritornare un giorno alla luce...
(da " Racconti"
)
mercoledì 21 giugno 2017
"CONOSCI TE STESSO"
Mi è sempre piaciuto condividere emozioni e anche semplici avvenimenti con un'altra persona e, in genere, con altre persone.
Trovo sia un modo, uno dei migliori, di comunicare al di là dei quotidiani scambi di parole, pensieri, idee che non sempre sono il frutto dell'esporre la nostra interiorità e che, piuttosto, sono il risultato di culturalmente involuti e fuorvianti schemi e modelli educativi per mezzo dei quali ci è stato insegnato ad usare maschere se non addirittura armature a tutela di noi stessi. Ma, così facendo, abbiamo finito con il confondere cosa veramente pensiamo con cosa vogliamo far credere di pensare e, soprattuto, in ultima istanza, chi veramente siamo con chi vogliamo mostrare di essere.
Per anni e anni ho personalmente vissuto in questa che definisco una vera e propria trappola, convinto, anzi senza neppure pormi la questione, che tutto andasse bene. E così facendo, lentamente ed inesorabilmente mi sono allontanato dal me che ero, finendo per vivere una fetta larga e corposa di vita che non sempre è stata la mia, piuttosto quella degli altri, dei singoli altri con i quali di volta in volta mi rapportavo.
Dunque, come sempre in fondo succede, giunse, imprevisto e per me in modo quasi drammatico, il momento del "risveglio", della presa di coscienza e dell'acquisizione prima e della pratica poi, di passo in passo, di quel concetto antico che richiama alla conoscenza di sé e che oggi chiamiamo con il termine di consapevolezza.
L'antica cultura greca, profondamente e naturalmente radicata in me e che ho potuto sviluppare con i miei studi classici che capaci ed illuminati maestri hanno contribuito ed ancora contribuiscono a rendere appassionanti, ha riassunto questo concetto in una iscrizione che sta nel Tempio di Apollo a Delfi,in Grecia, a pochi chilometri dal golfo di Corinto, e che è il santuario per eccellenza della cultura panellenica: "γνῶθι σαυτόν" cioè "conosci te stesso".
Ci sono stato a Delfi, se ricordo bene sono trascorsi la bellezza di trentasei anni, insieme alla famiglia costituita, la moglie e i due figli.
Si costeggia, su una litoranea con molte curve, il golfo di Patrasso e, giunti in prossimità della cittadina di Antirion si percorre la suggestiva valle degli ulivi e si prende a salire sulla collina alta circa cinquecento metri su cui sta l'antico sito sacro con il Tempio dedicato al dio Apollo. In lontananza, verso levante, il golfo di Corinto si apre nella sua vastità e costituisce l'ideale porta di ingresso all'omonimo canale che immette poi nel golfo di Atene e che un decennio dopo avrei percorso a bordo di una barca a vela nel mio nuovo lavoro.
Ho ben vivo il ricordo di quel nostro viaggio nella Grecia antica. Mi sentivo come a casa, una casa specialissima e ormai decaduta e quasi in macerie - come del resto riguarda tutto ciò che è materia- e che comunque conservava e mi trasmetteva una grande energia che , in reciproco e silenzioso scambio, vivevo con tutto me stesso.
Dunque quella iscrizione scolpita nel tempio e che per la prima volta vedevo, sarebbe poi diventata, negli anni, lo stimolo dominante del mio personale cammino.
Questo conoscere se stessi non era e non è semplicemente un invito generico ma una vera e propria esortazione quasi perentoria a conoscere, dentro a se stessi, i propri limiti legati alla condizione umana -i greci chiamavano gli uomini "i mortali" per distinguerli dagli dèi -"gli immortali"-. E questi limiti, sia complessivi che personali, non devono mai essere superati per non rischiare di offendere le divinità dell'Olimpo che interpreterebbero come un grave atto di presunzione e superbia questo agire oltre il nostro limite personale, scatenandone le potenti ire.
Ecco, se dovessi dire quale insegnamento, tra i moltissimi che mi sono stati dati, io abbia fatto più mio e lo viva oggi proprio come pura essenza, non esiterei a confermare che questo quotidiano viaggio alla scoperta di sé rappresenta e costituisce il cammino dentro al mio personale raggio di luce verso il punto di origine.
In questo primo giorno di estate dell'anno 2017.
da " Racconti"
giovedì 1 giugno 2017
LA BIRO D'ORO
...e tutto quello che so, amor mio - del niente che so e che sempre ho saputo di non sapere- è che fin dal primo attimo in cui ti vidi nei sotterranei di quella clinica in cui il fato stabilì il nostro incontro sublime, io ho desiderato e voluto ardentemente portarti con me fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dalla ragione che ci aveva ingabbiato per anni e anni e anni moltissimi ancora.
Tu hai avuto il coraggio o l'incoscienza se preferisci - o entrambi- di darmi la mano e di seguirmi in territori di follia.
Della follia divina d'amore, in cui albe e tramonti si accavallavano quasi, perché i giorni e le notti bruciavano in un istante la loro durata quando ci abbracciavamo persi e abbandonati e fusi insieme al nulla e al tutto dell'universo.
Abbiamo scalato ansimando le montagne della passione di Eros, siamo saliti su vecchie piroghe instabili per discendere la corrente del fiume. Abbiamo navigato su mari calmi di acque cristalline, portati da una flebile deriva sulla zattera di tronchi e liane che ci eravamo costruiti negli anni delle nostre solitudini. E quando il grande e quasi sconfinato mare oceano mostrava la sua rabbia incontenibile, ci siamo stretti e abbiamo resistito sferzati dalle onde e dal vento senza mai cedere alla paura dell'ignoto che sembrava come accanirsi contro di noi.
Abbiamo corso a perdifiato lungo i pendii erbosi ed assolati della spensieratezza ingenua dei bambini che aprono lo sguardo al mondo e nel contempo gettano,nel loro correre, la loro genuina essenza ancora non contaminata dalle regole e dalle convenzioni.
Ci siamo riposati sotto la grande quercia cresciuta quanti secoli prima, chissà, sul crinale del Monte Olimpo e abbiamo partecipato al banchetto nuziale organizzato dagli dèi in nostro onore, inondati dai profumi di incenso, con morbide carezze di olio di lavanda e baci succosi come acini di uva maturata al sole di Apollo.
Ci siamo cibati del nettare delle nostre più profonde intimità, tanto familiari da indurci a credere- e forse è davvero così- che ci fossimo già conosciuti, chissà quando , chissà dove, sotto quali sembianze che non ci fosse dato di ricordare per il mistero che l'oblio stabilisce e a cui obbliga,con il bagno nudi nel sacro Lete, prima di riprendere il nuovo cammino.
Per ciò stesso ti scrivo, per dichiararti ancora una volta, l'ultima, la mia gratitudine.
Ora sei ritornata nel tuo mondo, dove la ragione regna con solo qualche fugace e silenzioso e nascosto sconfinamento.
C'è sempre un tempo che va e, subito, un altro tempo che viene.
Ma se volessi immaginare di rituffarmi nel tempo della follia d'amore, allora ricorderei quello in cui un filo sottile ci univa senza legarci. E lo stesso filo ora si dipana e si perde quasi nel labirinto dell'esistenza e dell'assoluto e che basterà seguire per ritrovarci qui o chissà dove e quando e sotto quali nuove sembianze che Cupido ci aiuterà a svelare ancora, armando il suo arco e scoccando la freccia fatale.
Che il tuo e il mio sia un cammino di luce, la stessa che ci ha illuminato e scaldato per questo tempo così breve da sembrare un istante e così dilatato da sentirlo come eternità.
Buon cammino, amor mio, ti scriverò e scriverò ancora, parole d'amore modellate con la biro d'oro che fu il tuo regalo più simbolico che mi facesti per stabilire il senso della nostra Accademia.
da "Racconti"
sabato 20 maggio 2017
AMICA INNOMINATA
La vidi subito, appena giunto all'interno del Circolo Culturale.
Stava conversando probabilmente con un amico di vecchia data, seduta sul bordo di uno sgabello quasi al centro del locale.
Indossava un vestito nero senza maniche, con una generosa scollatura e corto poco sopra le ginocchia, scarpe nere con tacco alto.
Le gambe nude e il contrasto del colore del vestito mettevano in risalto la sua pelle bianca che mi attraeva non meno del suo seno contenuto ed elegante , come era lei del resto, elegante e insieme semplice, di quella semplicità che il senso di dignità ed un sano orgoglio esaltano e rendono regale la persona.
Si accorse del mio arrivo ma fece finta di nulla e continuò in quella conversazione anche quando le passai vicino e guardai altrove, proprio per ricambiare il suo atteggiamento.
Lontano dall'infastidirmi, quel suo apparente ignorarmi mi riportava ai passati cenni di intesa affettuosa e pur sempre rispettosa che ci eravamo scambiati in altre occasioni, fin dai tempi degli occasionali incontri durante le estati ormai lontane nel villaggio in riva al mare accogliente di Sardegna.
Mi guardavo intorno e mi sentivo bene in quella atmosfera di ricorrenza e di festa.
Fu poi lei a venirmi incontro con il sorriso della spensieratezza nel salutarmi.
Per quel poco che la conoscevo, quando si lasciava andare all'essere se stessa, fuori da ogni comportamento controllato e misurato che il suo ruolo imponeva, sapeva essere così accogliente e ricolma di quella tenerezza e di quelle attenzioni che mi riempivano il cuore.
Ci fermammo a parlare per qualche minuto.
Le conversazioni con lei non erano mai banali, sempre orientate alla positività, spesso nella ricerca di un tentativo di conoscerci più approfonditamente, quasi per trovare un punto di contatto, forse anche antico, come di qualcuno che si è sfiorato, un giorno lontano ed obliato, ed oggi si ritrova, su altri territori e in condizioni così diverse come erano le nostre rispettive.
In fondo eravamo simili, seppure così diversi, ed era questo che stabiliva quella attrazione spontanea e genuina e, in un certo senso, perfino ingenua.
Mi chiese se l'avessi potuta riaccompagnare a casa. Abitavamo abbastanza vicini a quel tempo ma anche fossi stato lontano mille chilometri da casa sua avrei accolto con lo stesso slancio la sua richiesta. In fondo le volevo bene e poter esserle utile mi dava gioia.
Era ormai notte, la serata volgeva al termine, ci preparammo.
L'autostrada era quasi deserta.
Incominciammo a parlare della serata, dei suoi progetti, di lei moglie e madre, giovane donna dedita alla cura dei figli e della casa e dei suoi interessi personali.
Ascoltavo con attenzione e coinvolgimento e mi raccontavo anch'io.
C'era questa atmosfera di intimità, da vecchi amici appunto, e di serenità e di quiete che ancora oggi ho ben vive nel ricordo.
Fermai la macchina davanti al cancello di casa sua e scesi per salutarla.
Una stretta di mano, stridente saluto forse per chi,come noi,si era ritrovato così vicino nella interiorità.
Ancora oggi, quando ripenso a lei, mi dico che mi sarebbe davvero piaciuto poter costruire e vivere un bell'amore.
Grazie a te amica mia innominata, presenza radicata nel mio cuore e nel ricordo vivo e presente di te.
da "Racconti"
https://youtu.be/fwjX-m4LkYk?list=PLB357066B7AF47830
La vidi subito, appena giunto all'interno del Circolo Culturale.
Stava conversando probabilmente con un amico di vecchia data, seduta sul bordo di uno sgabello quasi al centro del locale.
Indossava un vestito nero senza maniche, con una generosa scollatura e corto poco sopra le ginocchia, scarpe nere con tacco alto.
Le gambe nude e il contrasto del colore del vestito mettevano in risalto la sua pelle bianca che mi attraeva non meno del suo seno contenuto ed elegante , come era lei del resto, elegante e insieme semplice, di quella semplicità che il senso di dignità ed un sano orgoglio esaltano e rendono regale la persona.
Si accorse del mio arrivo ma fece finta di nulla e continuò in quella conversazione anche quando le passai vicino e guardai altrove, proprio per ricambiare il suo atteggiamento.
Lontano dall'infastidirmi, quel suo apparente ignorarmi mi riportava ai passati cenni di intesa affettuosa e pur sempre rispettosa che ci eravamo scambiati in altre occasioni, fin dai tempi degli occasionali incontri durante le estati ormai lontane nel villaggio in riva al mare accogliente di Sardegna.
Mi guardavo intorno e mi sentivo bene in quella atmosfera di ricorrenza e di festa.
Fu poi lei a venirmi incontro con il sorriso della spensieratezza nel salutarmi.
Per quel poco che la conoscevo, quando si lasciava andare all'essere se stessa, fuori da ogni comportamento controllato e misurato che il suo ruolo imponeva, sapeva essere così accogliente e ricolma di quella tenerezza e di quelle attenzioni che mi riempivano il cuore.
Ci fermammo a parlare per qualche minuto.
Le conversazioni con lei non erano mai banali, sempre orientate alla positività, spesso nella ricerca di un tentativo di conoscerci più approfonditamente, quasi per trovare un punto di contatto, forse anche antico, come di qualcuno che si è sfiorato, un giorno lontano ed obliato, ed oggi si ritrova, su altri territori e in condizioni così diverse come erano le nostre rispettive.
In fondo eravamo simili, seppure così diversi, ed era questo che stabiliva quella attrazione spontanea e genuina e, in un certo senso, perfino ingenua.
Mi chiese se l'avessi potuta riaccompagnare a casa. Abitavamo abbastanza vicini a quel tempo ma anche fossi stato lontano mille chilometri da casa sua avrei accolto con lo stesso slancio la sua richiesta. In fondo le volevo bene e poter esserle utile mi dava gioia.
Era ormai notte, la serata volgeva al termine, ci preparammo.
L'autostrada era quasi deserta.
Incominciammo a parlare della serata, dei suoi progetti, di lei moglie e madre, giovane donna dedita alla cura dei figli e della casa e dei suoi interessi personali.
Ascoltavo con attenzione e coinvolgimento e mi raccontavo anch'io.
C'era questa atmosfera di intimità, da vecchi amici appunto, e di serenità e di quiete che ancora oggi ho ben vive nel ricordo.
Fermai la macchina davanti al cancello di casa sua e scesi per salutarla.
Una stretta di mano, stridente saluto forse per chi,come noi,si era ritrovato così vicino nella interiorità.
Ancora oggi, quando ripenso a lei, mi dico che mi sarebbe davvero piaciuto poter costruire e vivere un bell'amore.
Grazie a te amica mia innominata, presenza radicata nel mio cuore e nel ricordo vivo e presente di te.
da "Racconti"
https://youtu.be/fwjX-m4LkYk?list=PLB357066B7AF47830
mercoledì 17 maggio 2017
...QUANTI ANNI ORMAI?...
"Ci sono situazioni e persone ed oggetti e istanti e luoghi che stimolano e, meglio ancora, inducono con un processo ineluttabile emozioni e sentimenti e coscienza e consapevolezza e tutta la nostra personale interiorità, compresa l'ombra e i mostri che ci abitano, ad uscire allo scoperto, a manifestarsi in modi e forme fino a quel momento nemmeno immaginati oppure riemergenti dalle profondità dell'anima con identità e modalità nuove o già ampiamente note.
Ognuno di noi credo abbia provato e provi questa esperienza che spesso viviamo senza consapevolezza, fino a percepire un senso vago e indefinibile di nostalgia, come di ricordo sfumato di un prima radioso di luce e di calore oppure di tenebra.
Non ti ho mai davvero conosciuta nel profondo, solo gli occasionali incontri in città, anche per qualche occasione di ricorrenza e sempre in mezzo a tanta gente che faceva da sfondo al palcoscenico della tua presenza, lieve ed imponente allo stesso tempo, silenziosa e scoppiettante nel tuo ridere quasi fanciullesco di donna sul limitare della maturità che sempre ha finestre aperte sul passato di bambina e , prima ancora, giovane ragazza che ricordo come si ricorda qualcosa e qualcuno che fa parte del tuo stesso cammino senza esserne presenza se non su piani altri a cui troppo sporadicamente e spesso con malcelata retorica ci riferiamo e ci rivolgiamo.
Sono trascorsi così... quanti anni ormai? ...da quando eri frequenza di un quotidiano allora per me superficiale e quasi assente ma che costitutiva la premessa per il me che sono, come per il te che sei in questa tua luce e sensualità che richiama il tempo dell'abbondanza e della fertilità della terra dell'origine.
Se dovessi immaginare il naufragio della resistenza ai miei modelli estetici e mentali, vorrei che fosse tra la tue braccia e poter essere terminale delle tue mani, accarezzato come dalla brezza di una primavera che rinvigorisce e stimola futuro quando invece è il passato e il suo fluire ad avere inciso e incidere con rughe e fatiche e ricordi e presenze che si rincorrono e si ripropongono sotto diverse forme, similmente ad un caleidoscopio.
Diciamo sempre che il passato è alle nostre spalle.
Credo invece che il passato sia davanti ai nostri occhi. Infatti lo vediamo benissimo ed anzi ci si propone anche senza che volontariamente vi posiamo lo sguardo.
E' il futuro alle nostre spalle. Non lo conosciamo, non lo vediamo se non nella nostra immaginazione che spesso non corrisponde e ancor più raramente coincide nel suo divenire.
Questa è la ragione per cui sostengo che ogni tanto - o poco, vedi tu - sarebbe bene fermarsi e voltarsi e cercare di fermare lo sguardo e il tempo anche, e cercare di ri-conoscere qualcosa, qualcuno. E poi rallentare il passo. E , anziché fuggire dal futuro, lasciare che ci raggiunga e sperimentare la realtà di un nuovo che avanza piuttosto che rincorrere illusioni e sogni legati indissolubilmente ad un passato che ormai non c'è più e mai ritornerà, semplicemente perché tutto passa e si trasforma. Finisce, non muore, si trasforma.
Perché, mia cara amica, la vita che viene è dentro a questo futuro ed è piacevole e talvolta esaltante sia conoscerne appena un poco le sembianze e sia lasciare che ci prenda all'improvviso, inaspettata e sorprendente, come solo il mistero può essere e sa essere.
Leggerai un giorno queste poche righe, tra le mie carte o tra le pagine di un libro senza pretese che ti capiterà per le mani, non casualmente, come sai, come hai finalmente imparato a sapere.
Non fu un caso che ci conoscessimo così...quanti anni ormai?...
Non fu un caso,ora anche tu lo sai.
E, come saluto, lascia che ti ringrazi, non fosse che solo per la tua inconsapevole e stimolante presenza nel mio sentire che anche a motivo del tuo esserci si fa strada e chiede spazi su cui dilatarsi e scomporsi in miliardi e miliardi di particelle che si ricomporranno in un tempo non lontano.
Mi sono appena voltato e l'ho visto bene quel tempo.
E rallento, per non avere il fiato grosso quando arriverà.
Continuiamo a tenerci in contatto, adorabile e silenziosa essenza."
da " Racconti"
https://youtu.be/13RdQM0cGN8
giovedì 27 aprile 2017
PRESENZE
Silenziosi compagni di viaggio, inutili e perfino dannosi all'apparenza, quei ricordi che ormai da anni la perseguitavano costituivano al tempo stesso l'unica prova della sua sopravvivenza.
E aveva bisogno di prove.
Era necessario avere la percezione che la sua anima, pur scomposta nei mille e mille aspetti della sua complessità, quell'anima era ancora pronta a dare un segno della sua vitalità.
Chi l'avesse vista nel chiuso della sua casa isolata, una sorta di rifugio nel quale si era ritirata da qualche anno, avrebbe certamente compreso.
Si fermò, uno sguardo istintivo verso il cielo. Pioveva forte. Nubi basse e minacciose.
L'inseparabile compagna di viaggio -la radio anni cinquanta accesa sulla libreria che occupava tutta la parete di fronte alla finestra- rimandava l'eco di una vecchia canzone d'amore.
Un ricordo dolcissimo a cui poteva ora aggrapparsi. E da quel ricordo cominciò il suo viaggio a ritroso nel tempo.
Chiuse gli occhi.
La calma cominciò ad avvolgerla e penetrò tutta dentro di lei.
Un sospiro che pareva una liberazione fece uscire la tensione di quegli ultimi giorni. Una tensione che solo poco tempo prima pareva vinta e superata. Una tensione che subdolamente, all'improvviso, era riemersa da quell'angolo del profondo e dello sconosciuto che si chiama Paura.
Si lasciò andare.
Sdraiata sul divano, non si accorse che lui la stava guardando. Non poteva percepirne la presenza, forse non lo sapeva fare.
Da molti anni anni viveva ormai tutta centrata su se stessa, tesa com'era a creare una seppur sottile barriera tra il dolore e lei.
Seduto sulla poltrona che occupava la zona lettura del salotto, come sempre molto composto nel suo portamento dentro a quel completo blu con camicia bianca e cravatta dello stesso colore dell'abito, Lorenzo ammirava la sua bellezza ancora così luminosa.
I lunghi capelli biondi ne avvolgevano il volto che bene esprimeva la forza e la personalità che da sempre lui conosceva.
E quelle mani che lo avevano accarezzato per poco soltanto rispetto al tempo del possibile. Asciutte e cariche d'amore e di silenziosa e talvolta disperata solitudine.
La guardava con la malinconia del tempo andato, della giovinezza e dell'amore sfioriti.
C'era una bellissima fotografia appesa alla parete, proprio accanto alla porta.
Era inverno, una giornata di sole e vento. Stavano vicini alla ruota del timone della barca a vela.
Sorrise con quel poco di pacata e perfino dolce nostalgia che suscita un ricordo ormai lontano, quasi sbiadito e come annullato dal tempo.
Sarebbe stata quella l'ultima fotografia insieme, lo ricordava bene.
"...sono qui..." avrebbe voluto sussurrarle.
Ma non osò turbare la religiosità di quel momento che apparteneva solo a lei, dopo anni di fatiche e sofferenze anche fisiche.
Rimase in silenzio e la avvolse con il calore intenso e delicato di tutta la sua energia.
La pioggia intanto era diminuita di intensità.
A ponente le nubi sembravano diradarsi e iniziava a riapparire la costa.
Il sole,ormai prossimo al tramonto, creava un effetto surreale sull'intero golfo ed era insolitamente tersa l'aria, in una atmosfera che la pioggia e il vento avevano sapientemente preparato.
C'era qualche nave all'ancora in rada.
E un traghetto pareva guadagnare a fatica l'imboccatura del porto di Genova.
...........
sabato 22 aprile 2017
TRA SENTIMENTO ED EMOZIONI
....siamo così vicini in questo mondo...e così lontani nel cammino che ognuno fa con se stesso...e forse è vero il contrario...
Non so, e non so se sia poi così importante sapere...
Certo nulla possiamo fare per incidere sull'altro, nonostante ci intestardiamo a dare consigli, spesso nemmeno richiesti.
Abbiamo la presunzione che giusto sia quello che pensiamo noi e, con arroganza, cerchiamo di imporre il nostro punto di vista. Senza nemmeno pensare per un momento che ciò che vediamo non è la realtà ma è semplicemente ciò che vediamo mentre altri vedono altro , e ognuno vede per quanto è in base alle proprie esperienze, al proprio personale vissuto.
Ho imparato ad applicare alla mia quotidianità il concetto che contiene il verbo "dipende".
Un mio professore di liceo sosteneva: "...voi dite, se rubassi , come fa un ladro, non riuscirei a dormire. Ma un ladro dorme benissimo!
Perché , semplicemente è abituato a rubare...."
Ecco, l'abitudine...quindi , davvero, dipende....
E questa stessa abitudine, che fin da piccoli ci viene imposta per successivi momenti ripetitivi e ripetuti, diviene schema mentale e comporta-mentale e ci fa credere infine che ciò che vediamo sia realtà, che ciò che pensiamo sia giusto, che ciò che facciamo sia corretto, che ciò che siamo sia la nostra essenza....
In mezzo a tutte queste considerazioni, lui riusciva a districarsi come un ragno nella sua stessa tela, costruita a propria difesa e insieme utile a sostenersi.
Prese dallo zaino il suo fedele iPad e cercò qualcosa di speciale che le avrebbe potuto mandare, perché lei cominciasse a conoscerlo un po' più nel profondo rispetto alla loro frequentazione.
Perché, era certo, per amare occorre conoscere....sennò sono solo emozioni, che sfioriscono dopo poco tempo e lasciano il vuoto alle spalle...
https://youtu.be/HSECkRnpsDE
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