mercoledì 22 novembre 2017



DONNE E UOMINI SPECIALI


Non saprei dire se il nostro fosse amore, innamoramento, passione, desiderio comune di sperimentare il nuovo diversamente dal consueto, quando la ripetitività e l'abitudine private dal gusto della ricerca e della scoperta finiscono per banalizzare e rendere monotona qualsiasi relazione.
Oppure davvero quello fu un amore senza limiti e senza scopi altri che viversi, vivere se stessi e l'altro e l'altra senza condizionamenti, senza paure, lasciando che tutto fluisse così come usciva da quella fonte inesauribile che è la nostra istintualità.
Senza i condizionamenti della mente e dei suoi schemi, dei suoi principii, delle morali religiose e sociali troppo spesso perverse, costruite e inculcate a forza al solo scopo di imporre il potere di controllo e gestione.
Ogni nostro incontro si faceva rito ed era vissuto in religiosa attenzione ed accoglienza reciproca.
Si potrebbe dire che salissimo sulla nostra personale astronave e partissimo per un viaggio senza meta nel cosmo.
Ognuno di noi ed entrambi insieme eravamo il tutto e il singolo particolare che veniva disvelato e prendeva forma nuova e nuovo impulso e nuova energia, fino al culmine del piacere.
Allora era quasi come se i nostri sguardi implorassero il divino che emergeva dal profondo e avvolgeva e faceva fremere i nostri corpi e offuscava le nostre menti che si perdevano nei territori dell'ignoto e del nulla. Era come lo implorassimo a ricucire l'originaria ferita per ritornare ad essere una sola persona , fusi uno nell'altra mantenendo le nostre identità, così da uscire da una dimensione che sentivamo non ci apparteneva ormai più.
Ero pienamente consapevole che quella nostra "Accademia d'Amore" non sarebbe stata per sempre, come la follia d'amore pretendeva.
Ma quell'attimo, quegli attimi che si ripetevano mai uguali nei tempi rari a noi concessi, quelli erano il "sempre" che ogni volta vivevo. Era l'eternità nella quale mi lasciavo come morire, affidandomi infine a lei come un bambino quando protende le braccia per essere accolto dal calore dell'adulto nel quale si rifugia e si abbandona e si confonde. E si quieta...



giovedì 12 ottobre 2017


SULLA LIBERTA' ( e sulla Vita)
memorie per figli e nipoti ovvero testamento spirituale



...Libera-mente....per libera-azione...

Occorre vivere cercando di staccarsi dagli schemi...e dai modelli...di cui peraltro abbiamo necessità per un tempo...ma unicamente come mezzo per costruire e per dare inizio allo sviluppo della nostra identità...

Occorre crearsi meno preimmagini ( che spesso divengono illusioni) ...meno progetti ( ai quali spesso non riusciamo a dare corpo)...meno obiettivi (ogni obiettivo costituisce anche un limite) ...che finiscono poi per essere condizionanti rispetto alla personale vera e unica vocazione...che dalla cultura greca antica è stata chiamata "dàimon"... e alla cui scoperta vi esorto con tutte le mie forze...

Occorre avere meno paure anche....la paura ci blocca, ci fa stare nel "gregge"...in un partito...da una parte insomma...confusi e annullati quasi nella moltitudine...e inoltre, da una parte sola non sta mai la Verità...la Verità sta dappertutto e...da nessuna parte...la verità di cui in genere si parla è semmai una verità relativa...

Fate attenzione a non cadere nelle inevitabili trappole delle religioni...che sono promosse da uomini e per ciò stesso imperfette... altra cosa è la "religiosità" che è una attitudine, una propensione nobile alla ricerca del rapporto personale con il divino, con la "deità", che si riversa con effetti nemmeno immaginabili quanto a beneficio nella nostra quotidianità...
E fate attenzione anche a non cadere nelle trappole degli autoproclamati e molteplici cammini cosiddetti spirituali - anche questi imperfetti per loro stessa natura - che esortano ad improbabili superamenti....di cosa poi... e quasi sempre tendono e inducono a costruire armature a difesa piuttosto che educare a rafforzarci interiormente...che significa anelare e ricercare nuova coscienza e conoscenza che - queste davvero - contribuiscono a rafforzarci e a modificare ed adattare attivamente il nostro punto di osservazione e quindi a scoprire nuove e sempre rinnovate visuali...

Il nostro cammino è semplicemente un viaggio durante il quale - e per mezzo del quale- facciamo esperienze dalla cui elaborazione possiamo trarre vantaggi per il tratto a venire e per quello oltre ancora e ancora...

Fate anche attenzione a quella sorta di fuorvianti mantra di dichiarati presunti amori "eterni"... per carità, anche nella più sincera e spontanea buona fede... perché in questa dimensione vi è nulla di eterno...tutto dura un tempo... e quel tempo, prima o poi, finisce...o, meglio, si trasforma, trasformando ognuno e tutti...tutto ed ogni cosa...in altro da quello che si era...da quello che era...

Fate in modo di superare ogni attaccamento... a persone, animali, cose...ai vostri schemi mentali, perfino ai vostri "credo" che si modificano con il vostro modificarsi, e a causa dei quali, se non ve ne sarete svincolati, sarete costretti poi a dibattervi in una gabbia che si chiama "compromesso", dalla quale diviene sempre più difficile fuggire...

Ricordate che nulla e nessuno ci appartiene e apparteniamo a nessuno e a nulla...siamo spiriti liberi, entità e persone uniche ed irripetibili...e andate fieri della vostra diversità, sotto qualsiasi forma e modalità essa si rappresenti...evitando nel contempo di cadere in una sorta di smodata eccentricità che si traduce spesso in una manifestazione lontana e fuorviante rispetto alla centralità del nostro essere...

Scegliete di sperimentare e vivere relazioni in sintonia con la vostra natura...e senza mai pretendere che l'altro-l'altra sia "a vostra immagine e somiglianza", rispettando la sua identità, stabilendo rapporti sani basati sulla reciproca accoglienza e rispetto delle diversità...
Proponetevi come riferimento per qualsiasi necessità... ma non calpestate voi stessi, la vostra identità, in nome di un ideale che non è vostro, che non sentite vi appartenga...
Evitate sempre di imporre i vostri punti di vista, i vostri canoni di qualsiasi natura siano e soprattutto evitate di sostituirvi nelle decisioni e nelle azioni... che ognuno ha il diritto -e il dovere- di prendere e di praticare in proprio, assumendosene la responsabilità...
Questo non significa disinteresse per l'altro-l'altra... questo piuttosto è rispetto della sua identità...e allora sarà sufficiente chiedere: "posso fare qualcosa per te?"...e vi si aprirà la via da intraprendere...

Scegliete con accuratezza il modo di esprimervi e le parole con le quali comunicate....ogni parola è energia e libera energia...quando dite "mio" o "mia" o " nostro"...stabilite, senza saperlo, un legame, un vincolo che poi farete fatica a sciogliere...

Riflettete sul fatto che ognuno di noi ha un corpo ma non è quel corpo...prendetene coscienza e praticate il cambiamento per goderne appieno...

Prendete atto che la "morte" non è il polo opposto della "vita"...la Vita è altro, ben altro, prendetene atto senza tentennamenti ....
La "morte" è semplicemente la conseguenza inevitabile della "nascita"...
Fatevene una ragione...
Nel momento stesso in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo, in quello stesso istante in cui avviene la prima trasformazione che noi chiamiamo vita, anche solo primordiale cellula, in quello stesso istante è già stabilita l'ultima trasformazione relativa a questo tempo...che noi chiamiamo morte...solo attenderemo di sapere quando e dove e come....
E' tutto e semplicemente qui, perfino banale come considerazione, non fosse che per tutto il carico emozionale ed affettivo e sentimentale che portiamo per effetto della parte razionale di noi...e per effetto del nostro bisogno, di cui abbiamo perso consapevolezza, di ritornare al "due nell'uno" originario da cui proveniamo, similmente da come veniamo dal ventre di nostra madre in questo cammino...

Vivete agendo, perché la vita è azione e non solo medita-azione....

Vivete nella gioia della scoperta del nuovo non pensato...non immaginato...

Vivete nell'accoglienza totale e incondizionata del "ciò che viene" e del "così come viene".... scegliendo sempre , certamente...

Vivete rispettando Natura....rispettando voi stessi -voi stesse- e l'altro e l'altra sempre...rispettando le vostre personali e le altrui sensibilità...e anche le vostre personali e le altrui fragilità...

Vivete rimanendo sempre nella osservanza della vostra personale dignità e pretendendo che tutti ed ognuno la rispettino allo stesso modo in cui voi rispettate la loro...

Vivete sempre tesi alla ricerca ed alla scoperta della consapevolezza...senza temere di sbagliare o di cadere in qualche contraddizione e incomprensione...questo è del tutto normale...solo un "ego" smisurato e delirante è convinto - e tenta di convincere ognuno di noi - di essere infallibile e di poter stabilire ogni cosa e il tutto...fino a pensare di diventarne dominatore...

E vivete...vivete...vivete...!

Lasciate che la Vita vi scorra addosso ... e dentro ad ogni cellula, dentro ad ogni fibra...

Lasciate che la Vita vi raggiunga...rallentate...fermatevi se è il caso...
Non è vero che il passato è alle nostre spalle;il passato è davanti ai nostri occhi, e infatti lo vediamo ( ricordandolo) ogni giorno e spesso a sproposito...e spesso con rabbie e rimorsi e rimpianti...fin quasi a disperarci...
E' piuttosto il futuro alle nostre spalle...non lo conosciamo ( non lo vediamo) infatti, possiamo sapere nulla di lui, semmai solo immaginare...sperare...augurarci...
E allora, appunto, ogni tanto rallentate, girate la testa e anche fermatevi per vederlo questo futuro, per intuirlo anche, per sentirne i passi... per dargli modo - lui che è la Vita che viene - di raggiungervi e potere voi camminare almeno un po' al suo fianco...con tutte le sue novità, non importa poi quanto belle o meno belle o addirittura brutte... perché quella sola è la realtà... e per star bene dovrete - si "dovrete"- imparare ad accettarla, nel bene o nel male, ...meglio ancora, ad accoglierla... non passivamente... ma nemmeno da guerrieri...semplicemente come una nuova esperienza "nel" vostro cammino e "del" vostro cammino...al quale dedicarvi solo diversamente da prima...solo diversamente da come avevate pensato...con dedizione crescente e totale e incondizionata apertura mentale...senza pretendere, assurdamente, una risposta ad ogni domanda...perchè nulla è completamente spiegabile e anche perché, in fondo, il mistero ha la sua ragion d'essere e perfino il suo fascino...

E allora si, allora potrete assumervi finalmente la responsabilità della vostra vita...senza dipendenze...senza aspettarvi nulla da nessuno e da niente...e potrete dunque ambire a parlare di libertà... e potrete serena-mente e felice-mente vivere la vostra quotidianità e arrivare ad essere consapevoli, un giorno, di avere vissuto la "vostra" personale vita... e non quella di altri....in questo passaggio sul pianeta Terra...

"πάντα ῥεῖ - panta rei"....tutto scorre... e ognuno di noi "scorre"... con il fluire di questa corrente nella quale ci siamo ri-trovati per questo tempo e in questo spazio.

Libera-mente per libera-azione...che è anche "liberazione"...

E dentro a tutto questo dimora il divino...la "deità"....anzi ognuno di noi è il divino...la "deità"...

Parlatene...parliamone...

Tanta Luce!




"Perché no?" di Mogol - Battisti
(fai un "copia e incolla"... e ascolta...)
https://youtu.be/21sIKgVixZA

"Diventa ciò che sei" Prof. Umberto Galimberti
(fai un "copia e incolla" e ascolta)
https://youtu.be/qWGGxGptLTY

sabato 16 settembre 2017







... e lui ne apprezzava soprattutto la delicatezza nei particolari e l'armonia dell'insieme.
Del suo dire, del suo muoversi con grazia e femminilità. Sempre, in ogni occasione.
Mai però - come usava ripetere quando si toccava questo argomento- in modo smielato, appiccicoso.
Ed era proprio una sorta di apparente contraddizione che lo affascinava e lo attraeva oltre il normale.
In lei convivevano la femmina accogliente e tenera e colma di attenzioni e di dolcezza e, insieme, la donna adulta, emancipata, autonoma, indipendente.
Lo aveva intuito subito, appena si conobbero nel sotterraneo della Clinica, un pomeriggio di fine marzo di qualche anno prima. Già, proprio come due semi gettati nel terreno da una mano ignota. Ancora del tutto inconsapevoli che quel buio e quel peso sopra le loro teste erano soltanto la premessa e la via indispensabile per ritornare un giorno alla luce...

(da " Racconti"




)

mercoledì 21 giugno 2017



"CONOSCI TE STESSO"


Mi è sempre piaciuto condividere emozioni e anche semplici avvenimenti con un'altra persona e, in genere, con altre persone.
Trovo sia un modo, uno dei migliori, di comunicare al di là dei quotidiani scambi di parole, pensieri, idee che non sempre sono il frutto dell'esporre la nostra interiorità e che, piuttosto, sono il risultato di culturalmente involuti e fuorvianti schemi e modelli educativi per mezzo dei quali ci è stato insegnato ad usare maschere se non addirittura armature a tutela di noi stessi. Ma, così facendo, abbiamo finito con il confondere cosa veramente pensiamo con cosa vogliamo far credere di pensare e, soprattuto, in ultima istanza, chi veramente siamo con chi vogliamo mostrare di essere.
Per anni e anni ho personalmente vissuto in questa che definisco una vera e propria trappola, convinto, anzi senza neppure pormi la questione, che tutto andasse bene. E così facendo, lentamente ed inesorabilmente mi sono allontanato dal me che ero, finendo per vivere una fetta larga e corposa di vita che non sempre è stata la mia, piuttosto quella degli altri, dei singoli altri con i quali di volta in volta mi rapportavo.
Dunque, come sempre in fondo succede, giunse, imprevisto e per me in modo quasi drammatico, il momento del "risveglio", della presa di coscienza e dell'acquisizione prima e della pratica poi, di passo in passo, di quel concetto antico che richiama alla conoscenza di sé e che oggi chiamiamo con il termine di consapevolezza.
L'antica cultura greca, profondamente e naturalmente radicata in me e che ho potuto sviluppare con i miei studi classici che capaci ed illuminati maestri hanno contribuito ed ancora contribuiscono a rendere appassionanti, ha riassunto questo concetto in una iscrizione che sta nel Tempio di Apollo a Delfi,in Grecia, a pochi chilometri dal golfo di Corinto, e che è il santuario per eccellenza della cultura panellenica: "γνῶθι σαυτόν" cioè "conosci te stesso".
Ci sono stato a Delfi, se ricordo bene sono trascorsi la bellezza di trentasei anni, insieme alla famiglia costituita, la moglie e i due figli.
Si costeggia, su una litoranea con molte curve, il golfo di Patrasso e, giunti in prossimità della cittadina di Antirion si percorre la suggestiva valle degli ulivi e si prende a salire sulla collina alta circa cinquecento metri su cui sta l'antico sito sacro con il Tempio dedicato al dio Apollo. In lontananza, verso levante, il golfo di Corinto si apre nella sua vastità e costituisce l'ideale porta di ingresso all'omonimo canale che immette poi nel golfo di Atene e che un decennio dopo avrei percorso a bordo di una barca a vela nel mio nuovo lavoro.
Ho ben vivo il ricordo di quel nostro viaggio nella Grecia antica. Mi sentivo come a casa, una casa specialissima e ormai decaduta e quasi in macerie - come del resto riguarda tutto ciò che è materia- e che comunque conservava e mi trasmetteva una grande energia che , in reciproco e silenzioso scambio, vivevo con tutto me stesso.
Dunque quella iscrizione scolpita nel tempio e che per la prima volta vedevo, sarebbe poi diventata, negli anni, lo stimolo dominante del mio personale cammino.
Questo conoscere se stessi non era e non è semplicemente un invito generico ma una vera e propria esortazione quasi perentoria a conoscere, dentro a se stessi, i propri limiti legati alla condizione umana -i greci chiamavano gli uomini "i mortali" per distinguerli dagli dèi -"gli immortali"-. E questi limiti, sia complessivi che personali, non devono mai essere superati per non rischiare di offendere le divinità dell'Olimpo che interpreterebbero come un grave atto di presunzione e superbia questo agire oltre il nostro limite personale, scatenandone le potenti ire.
Ecco, se dovessi dire quale insegnamento, tra i moltissimi che mi sono stati dati, io abbia fatto più mio e lo viva oggi proprio come pura essenza, non esiterei a confermare che questo quotidiano viaggio alla scoperta di sé rappresenta e costituisce il cammino dentro al mio personale raggio di luce verso il punto di origine.
In questo primo giorno di estate dell'anno 2017.

da " Racconti"


giovedì 1 giugno 2017


LA BIRO D'ORO

...e tutto quello che so, amor mio - del niente che so e che sempre ho saputo di non sapere- è che fin dal primo attimo in cui ti vidi nei sotterranei di quella clinica in cui il fato stabilì il nostro incontro sublime, io ho desiderato e voluto ardentemente portarti con me fuori dal tempo e dallo spazio, fuori dalla ragione che ci aveva ingabbiato per anni e anni e anni moltissimi ancora.
Tu hai avuto il coraggio o l'incoscienza se preferisci - o entrambi- di darmi la mano e di seguirmi in territori di follia.
Della follia divina d'amore, in cui albe e tramonti si accavallavano quasi, perché i giorni e le notti bruciavano in un istante la loro durata quando ci abbracciavamo persi e abbandonati e fusi insieme al nulla e al tutto dell'universo.
Abbiamo scalato ansimando le montagne della passione di Eros, siamo saliti su vecchie piroghe instabili per discendere la corrente del fiume. Abbiamo navigato su mari calmi di acque cristalline, portati da una flebile deriva sulla zattera di tronchi e liane che ci eravamo costruiti negli anni delle nostre solitudini. E quando il grande e quasi sconfinato mare oceano mostrava la sua rabbia incontenibile, ci siamo stretti e abbiamo resistito sferzati dalle onde e dal vento senza mai cedere alla paura dell'ignoto che sembrava come accanirsi contro di noi.
Abbiamo corso a perdifiato lungo i pendii erbosi ed assolati della spensieratezza ingenua dei bambini che aprono lo sguardo al mondo e nel contempo gettano,nel loro correre, la loro genuina essenza ancora non contaminata dalle regole e dalle convenzioni.
Ci siamo riposati sotto la grande quercia cresciuta quanti secoli prima, chissà, sul crinale del Monte Olimpo e abbiamo partecipato al banchetto nuziale organizzato dagli dèi in nostro onore, inondati dai profumi di incenso, con morbide carezze di olio di lavanda e baci succosi come acini di uva maturata al sole di Apollo.
Ci siamo cibati del nettare delle nostre più profonde intimità, tanto familiari da indurci a credere- e forse è davvero così- che ci fossimo già conosciuti, chissà quando , chissà dove, sotto quali sembianze che non ci fosse dato di ricordare per il mistero che l'oblio stabilisce e a cui obbliga,con il bagno nudi nel sacro Lete, prima di riprendere il nuovo cammino.
Per ciò stesso ti scrivo, per dichiararti ancora una volta, l'ultima, la mia gratitudine.
Ora sei ritornata nel tuo mondo, dove la ragione regna con solo qualche fugace e silenzioso e nascosto sconfinamento.
C'è sempre un tempo che va e, subito, un altro tempo che viene.
Ma se volessi immaginare di rituffarmi nel tempo della follia d'amore, allora ricorderei quello in cui un filo sottile ci univa senza legarci. E lo stesso filo ora si dipana e si perde quasi nel labirinto dell'esistenza e dell'assoluto e che basterà seguire per ritrovarci qui o chissà dove e quando e sotto quali nuove sembianze che Cupido ci aiuterà a svelare ancora, armando il suo arco e scoccando la freccia fatale.
Che il tuo e il mio sia un cammino di luce, la stessa che ci ha illuminato e scaldato per questo tempo così breve da sembrare un istante e così dilatato da sentirlo come eternità.
Buon cammino, amor mio, ti scriverò e scriverò ancora, parole d'amore modellate con la biro d'oro che fu il tuo regalo più simbolico che mi facesti per stabilire il senso della nostra Accademia.

da "Racconti"

sabato 20 maggio 2017

AMICA INNOMINATA

La vidi subito, appena giunto all'interno del Circolo Culturale.
Stava conversando probabilmente con un amico di vecchia data, seduta sul bordo di uno sgabello quasi al centro del locale.
Indossava un vestito nero senza maniche, con una generosa scollatura e corto poco sopra le ginocchia, scarpe nere con tacco alto.
Le gambe nude e il contrasto del colore del vestito mettevano in risalto la sua pelle bianca che mi attraeva non meno del suo seno contenuto ed elegante , come era lei del resto, elegante e insieme semplice, di quella semplicità che il senso di dignità ed un sano orgoglio esaltano e rendono regale la persona.
Si accorse del mio arrivo ma fece finta di nulla e continuò in quella conversazione anche quando le passai vicino e guardai altrove, proprio per ricambiare il suo atteggiamento.
Lontano dall'infastidirmi, quel suo apparente ignorarmi mi riportava ai passati cenni di intesa affettuosa e pur sempre rispettosa che ci eravamo scambiati in altre occasioni, fin dai tempi degli occasionali incontri durante le estati ormai lontane nel villaggio in riva al mare accogliente di Sardegna.
Mi guardavo intorno e mi sentivo bene in quella atmosfera di ricorrenza e di festa.
Fu poi lei a venirmi incontro con il sorriso della spensieratezza nel salutarmi.
Per quel poco che la conoscevo, quando si lasciava andare all'essere se stessa, fuori da ogni comportamento controllato e misurato che il suo ruolo imponeva, sapeva essere così accogliente e ricolma di quella tenerezza e di quelle attenzioni che mi riempivano il cuore.
Ci fermammo a parlare per qualche minuto.
Le conversazioni con lei non erano mai banali, sempre orientate alla positività, spesso nella ricerca di un tentativo di conoscerci più approfonditamente, quasi per trovare un punto di contatto, forse anche antico, come di qualcuno che si è sfiorato, un giorno lontano ed obliato, ed oggi si ritrova, su altri territori e in condizioni così diverse come erano le nostre rispettive.
In fondo eravamo simili, seppure così diversi, ed era questo che stabiliva quella attrazione spontanea e genuina e, in un certo senso, perfino ingenua.
Mi chiese se l'avessi potuta riaccompagnare a casa. Abitavamo abbastanza vicini a quel tempo ma anche fossi stato lontano mille chilometri da casa sua avrei accolto con lo stesso slancio la sua richiesta. In fondo le volevo bene e poter esserle utile mi dava gioia.
Era ormai notte, la serata volgeva al termine, ci preparammo.
L'autostrada era quasi deserta.
Incominciammo a parlare della serata, dei suoi progetti, di lei moglie e madre, giovane donna dedita alla cura dei figli e della casa e dei suoi interessi personali.
Ascoltavo con attenzione e coinvolgimento e mi raccontavo anch'io.
C'era questa atmosfera di intimità, da vecchi amici appunto, e di serenità e di quiete che ancora oggi ho ben vive nel ricordo.
Fermai la macchina davanti al cancello di casa sua e scesi per salutarla.
Una stretta di mano, stridente saluto forse per chi,come noi,si era ritrovato così vicino nella interiorità.
Ancora oggi, quando ripenso a lei, mi dico che mi sarebbe davvero piaciuto poter costruire e vivere un bell'amore.
Grazie a te amica mia innominata, presenza radicata nel mio cuore e nel ricordo vivo e presente di te.

da "Racconti"

https://youtu.be/fwjX-m4LkYk?list=PLB357066B7AF47830






mercoledì 17 maggio 2017


...QUANTI ANNI ORMAI?...

"Ci sono situazioni e persone ed oggetti e istanti e luoghi che stimolano e, meglio ancora, inducono con un processo ineluttabile emozioni e sentimenti e coscienza e consapevolezza e tutta la nostra personale interiorità, compresa l'ombra e i mostri che ci abitano, ad uscire allo scoperto, a manifestarsi in modi e forme fino a quel momento nemmeno immaginati oppure riemergenti dalle profondità dell'anima con identità e modalità nuove o già ampiamente note.
Ognuno di noi credo abbia provato e provi questa esperienza che spesso viviamo senza consapevolezza, fino a percepire un senso vago e indefinibile di nostalgia, come di ricordo sfumato di un prima radioso di luce e di calore oppure di tenebra.
Non ti ho mai davvero conosciuta nel profondo, solo gli occasionali incontri in città, anche per qualche occasione di ricorrenza e sempre in mezzo a tanta gente che faceva da sfondo al palcoscenico della tua presenza, lieve ed imponente allo stesso tempo, silenziosa e scoppiettante nel tuo ridere quasi fanciullesco di donna sul limitare della maturità che sempre ha finestre aperte sul passato di bambina e , prima ancora, giovane ragazza che ricordo come si ricorda qualcosa e qualcuno che fa parte del tuo stesso cammino senza esserne presenza se non su piani altri a cui troppo sporadicamente e spesso con malcelata retorica ci riferiamo e ci rivolgiamo.
Sono trascorsi così... quanti anni ormai? ...da quando eri frequenza di un quotidiano allora per me superficiale e quasi assente ma che costitutiva la premessa per il me che sono, come per il te che sei in questa tua luce e sensualità che richiama il tempo dell'abbondanza e della fertilità della terra dell'origine.
Se dovessi immaginare il naufragio della resistenza ai miei modelli estetici e mentali, vorrei che fosse tra la tue braccia e poter essere terminale delle tue mani, accarezzato come dalla brezza di una primavera che rinvigorisce e stimola futuro quando invece è il passato e il suo fluire ad avere inciso e incidere con rughe e fatiche e ricordi e presenze che si rincorrono e si ripropongono sotto diverse forme, similmente ad un caleidoscopio.
Diciamo sempre che il passato è alle nostre spalle.
Credo invece che il passato sia davanti ai nostri occhi. Infatti lo vediamo benissimo ed anzi ci si propone anche senza che volontariamente vi posiamo lo sguardo.
E' il futuro alle nostre spalle. Non lo conosciamo, non lo vediamo se non nella nostra immaginazione che spesso non corrisponde e ancor più raramente coincide nel suo divenire.
Questa è la ragione per cui sostengo che ogni tanto - o poco, vedi tu - sarebbe bene fermarsi e voltarsi e cercare di fermare lo sguardo e il tempo anche, e cercare di ri-conoscere qualcosa, qualcuno. E poi rallentare il passo. E , anziché fuggire dal futuro, lasciare che ci raggiunga e sperimentare la realtà di un nuovo che avanza piuttosto che rincorrere illusioni e sogni legati indissolubilmente ad un passato che ormai non c'è più e mai ritornerà, semplicemente perché tutto passa e si trasforma. Finisce, non muore, si trasforma.
Perché, mia cara amica, la vita che viene è dentro a questo futuro ed è piacevole e talvolta esaltante sia conoscerne appena un poco le sembianze e sia lasciare che ci prenda all'improvviso, inaspettata e sorprendente, come solo il mistero può essere e sa essere.
Leggerai un giorno queste poche righe, tra le mie carte o tra le pagine di un libro senza pretese che ti capiterà per le mani, non casualmente, come sai, come hai finalmente imparato a sapere.
Non fu un caso che ci conoscessimo così...quanti anni ormai?...
Non fu un caso,ora anche tu lo sai.
E, come saluto, lascia che ti ringrazi, non fosse che solo per la tua inconsapevole e stimolante presenza nel mio sentire che anche a motivo del tuo esserci si fa strada e chiede spazi su cui dilatarsi e scomporsi in miliardi e miliardi di particelle che si ricomporranno in un tempo non lontano.
Mi sono appena voltato e l'ho visto bene quel tempo.
E rallento, per non avere il fiato grosso quando arriverà.
Continuiamo a tenerci in contatto, adorabile e silenziosa essenza."

da " Racconti"


https://youtu.be/13RdQM0cGN8